La partecipazione dei lavoratori all’impresa è la chiave di volta della produttività

La partecipazione dei lavoratori all’impresa è un concetto che si riferisce al diritto dei dipendenti di collaborare, in vari modi, alla gestione, alla vita e alle decisioni aziendali. In Italia, questo diritto è riconosciuto dall’articolo 46 della Costituzione ed è stato attuato con una recente legge (Legge n. 76/2025). Sotto la spinta di una revisione del modello lavoro dipendente che nel resto d’Europa ha portato a numerose esperienze positive di compartecipazione alle scelte strategiche ed operative con risvolti diretti nella produttività e nel positivo rapporto tra lavoratori e impresa la normativa italiana individua quattro diverse modalità di partecipazione: una partecipazione gestionale dove i rappresentanti dei lavoratori possono essere inclusi negli organi di amministrazione e controllo dell’azienda, come il consiglio di sorveglianza o il consiglio di amministrazione, a seconda del modello di governance adottato. Una partecipazione economico-finanziaria con il coinvolgimento dei dipendenti nella distribuzione degli utili e dei risultati economici dell’impresa o per tramite la distribuzione di premi di risultato, o forme di azionariato diffuso o altri piani di partecipazione al capitale. Una partecipazione organizzativa con il coinvolgimento dei lavoratori nelle decisioni che riguardano i processi produttivi, l’organizzazione del lavoro e l’innovazione con l’obiettivo di migliorare la produttività e la competitività attraverso il contributo attivo dei dipendenti ed infine una partecipazione consultiva con il diritto delle rappresentanze sindacali o dei rappresentanti dei lavoratori di essere consultati in via preventiva e obbligatoria su decisioni aziendali strategiche, come investimenti, introduzione di nuove tecnologie o cambiamenti nelle metodologie di lavoro.
La legge, come anche il percorso preparatorio conferma, non ha voluto solo fissare il principio della partecipazione dei lavoratori all’impresa, collegando i vantaggi fiscali e operativi ma anche stabilendo che sono coivolti le “rappresentanze sindacali” ma anche i “rappresentanti dei lavoratori” ampiando (ed è la prima volta) il concetto di rappresentanza sindacale anche alla costituzione di gruppi spontanei di lavoratori, purchè rappresentativi o allargando anche la rappresentanza al di fuori dei sindacati firmatari di contratti.
L’adozione di un modello di partecipazione dei lavoratori non è un obbligo per le imprese, ma una scelta volontaria che comporta una serie di vantaggi strategici e di benefici che non si limitano all’ambito finanziario, ma si estendono anche al piano legale e sindacale. I principali vantaggi fiscali sono legati alla partecipazione economica e finanziaria con la detassazione sui premi di risultato che se distribuiti ai dipendenti in attuazione di accordi di partecipazione godono di un regime fiscale agevolato, con imposta sostitutiva. Questo permette all’impresa di distribuire una retribuzione più elevata a parità di costo.
Un capitolo nuovo è anche quello della esenzione sui dividendi, per ora in via temporanea per il 2025, si prevede un’esenzione fiscale del 50% sui dividendi distribuiti ai lavoratori e derivanti da azioni attribuite in sostituzione di premi di risultato, fino a un limite di 1.500 euro annui per lavoratore.
Ci sono poi vantaggi legati alla governance con la partecipazione gestionale che di fatto rafforza la struttura aziendale e la sua governance con l’inclusione di rappresentanti dei lavoratori nei consigli di amministrazione o di sorveglianza (nel caso di sistema dualistico) che allinea l’impresa italiana ai modelli di gestione europei più avanzati.
Ma ciò che ritengo sia più importante è la partecipazione organizzativa, attraverso il coinvolgimento dei dipendenti nella definizione dei processi e nel miglioramento continuo, che se correttamente applicata porta a un aumento dell’efficienza e della produttività con un maggiore dialogo e una collaborazione strutturata tra management e dipendenti con una riduzione del rischio di controversie legali e conflitti interni, diminuendo i relativi costi.
Forte è stato (ed in parte è ancora) il dibattito se questo modello migliori davvero le relazioni industriali, Il coinvolgimento dei lavoratori nelle decisioni strategiche aumenta il senso di appartenenza, la motivazione e la fiducia reciproca, riducendo il turnover del personale e già questo dovrebbe cancellare i dubbi. La legge promuove la contrattazione collettiva come strumento principale per l’attuazione della partecipazione, favorendo un dialogo costruttivo e una maggiore stabilità delle relazioni sindacali e non ne cancella gli effetti o tenta di rendere secondario il Contratto Collettivo ma in un clima di continua accelerazione dei processi di trasformazione delle imprese un accordo di partecipazione con i lavoratori rende ogni processo di innovazione e riqualificazione più semplice e quindi diventa un investimento strategico che, oltre ai benefici fiscali immediati, può generare un miglioramento duraturo del capitale umano e della competitività.

Antonio Votino direttore responsabile Infoquadri