Giugno 24

Dossier Lavoro: dagli ammortizzatori alle pensioni

Si avvicina la data del 20 ottobre, data in cui il Disegno di legge di Bilancio andrà presentato dal Governo alle Camere. Uno dei capitoli (anche di spesa9 più consistenti è la riforma degli ammortizzatori sociali e delle politiche attive a cui si somma il nuovo sistema di prepensionamento post Quota 100. Fari puntati quindi anche da parte di INFOQUADRI sulle informazioni che arrivano dai lavori delle Commissioni parlamentari.

Per la riforma degli ammortizzatori sociali e delle politiche attive, la proposta del governo è ancora in fase di bozza. Con le anticipazioni già pubblicate sul nostro mensile (ecco il link) la proposta del ministro del Lavoro Andrea Orlando prevederebbe l’estensione degli ammortizzatori sociali a tutti i lavoratori, secondo un principio di universalismo differenziato, ovvero con durate e modalità differenti a seconda del settore e della dimensione aziendale. Le stime dello staff del Ministero del Lavoro ci dicono che la platea a cui si dovrà guardare per l’applicazione delle nuove politiche attive è di 3 milioni di destinatari entro il 2025, di cui il 75% donne. Il pacchetto di interventi riguardano i lavoratori in Cassa integrazione guadagni (per prospettata cessazione, per accordo di ricollocazione, lavoratori autonomi con partita Iva chiusa) a cui si dovrebbero affiancare anche i beneficiari di Naspi e Dis-coll, del reddito di cittadinanza, i lavoratori fragili o vulnerabili (sono ammessi anche disabili, donne in condizioni di svantaggio, over55, adolescenti e giovani che non studiano o lavorano), i disoccupati senza sostegno al reddito, i cosiddetti working poor (che versano in condizione di precarietà). Le imprese hanno manifestato interesse ma prudente, condizionando il prosieguo dell’analisi e di sottoscrivere un documento alla chiara indicazione dei costi per le imprese e delle aliquote contributive.

Altro tema delicato è il Piano per le nuove competenze (Pnc) con la revisione del ruolo dei Centri per l’impiego, su cui però nulla è trapelato dai lavori preparatori.

Infine il confronto sulla previdenza in vista della scadenza a fine anno della Quota 100 (che ricordiamo era una “sperimentazione”). Noto il punto di vista del presidente Draghi, a suo dire va eliminata, ma su cosa accadrà dopo il 31 dicembre per i lavoratori arrivati a soglia ma resi orfani della Quota 100. L’unica voce che abbiamo raccolto è quella del presidente dell’Inps, Pasquale Tridico ha affermato che l’ipotesi dell’allargamento delle attività gravose per le quali è possibile chiedere l’Ape sociale (anticipo pensionistico per il prepensionamento con 63 anni di età e 36 di contributi), l’Ape sociale dovrebbe essere allargata ad una platea più ampia, oggi ristrette in poche categorie anche marginali e che non rappresentano che il 1,5% dei Quadri, (disoccupati di lungo corso, invalidi civili almeno al 74%, “caregiver” famigliari in particolari condizioni e i lavoratori alcune categorie di riferimento considerati usuranti o pericolose). Dalle indiscrezioni che abbiamo raccolto ci sarebbe un elenco di lavori gravosi cui gli uffici governativi e legislativi si stanno confrontando tenendo conto degli infortuni, tema su cui spingono molto i sindacati, ma sulla scelta ci sono voci non confermate e quale categorie includere sarà sicuramente una scelta politica, con tutto quello che ne consegue, il timore è che le categorie che pesano di più lobbisticamente e politicamente saranno avvantaggiate. Al momento è giusto ricordare ai lettori che solo poche decine di migliaia di lavoratori hanno avuto accesso all’Ape sociale.

Il confronto continua, chi rappresenterà i Quadri ai tavoli di confronto?