Giugno 24

Settore Automotive: occorre una visione strategica

Continua il confronto per il futuro del settore automotive in Italia tra il governo e le parti sociali.
L’argomento dell’ultimo incontro è stato centrato sugli assetti produttivi e industriali, il vice ministro Frattin ha aperto l’incontro comunicando che il decreto energia e il sostegno alla domanda sono il primo passo per una ripresa del comparto e che occorre ora costruire un modello di intervento e individuare gli strumenti operativi.
I sindacati ritengono che le risorse pubbliche e il fondo istituito dal Governo debbano servire al rilancio produttivo, alla gestione della transizione e alla tutela dell’occupazione. Il solo sostegno alla domanda non basta a far ripartire le fabbriche e a raggiungere il pieno utilizzo della capacità produttiva nel nostro paese. Abbiamo bisogno di investire in ricerca e sviluppo sui software, sulla guida autonoma, sul riciclo dei veicoli, sui semiconduttori e sulla formazione.
Anche Maurizio Marchesini, Vice Presidente di Confindustria per le Filiere e le Medie imprese ritiene che le misure sul caro energia, in particolare quelle di natura più strutturale relative al gas, vanno nella giusta direzione, auspicando che anche nel settore elettrico si vada verso un orizzonte temporale più lungo perché, almeno da una prima lettura del testo, le misure continuano ad avere un carattere temporaneo. Comunque per tutti i partecipanti al tavolo gli interventi adottati dal governo sono giudicati positivamente perché si pongono le basi per l’avvio di un piano organico dedicato al settore, che si snoda su un arco temporale lungo e mette in campo risorse adeguate
È necessario un piano strategico nazionale che individui i fabbisogni tecnologici e che coordini le azioni delle istituzioni locali per evitare che i contratti di sviluppo si concentrino sulle stesse produzioni.
Il governo della transizione passa per la tenuta delle produzioni e per una politica di ritorno di quanto è stato delocalizzato altrove e per strumenti straordinari per la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori.
Il PNRR e i fondi europei sono l’opportunità per costruire, intorno ad Industria Italiana Autobus, una filiera qualificata e per investire in ricerca e sviluppo sui nuovi sistemi per la mobilità pubblica e collettiva.
Per sostenere le imprese del settore automotive i contratti di sviluppo sono uno strumento utile ma deve essere ampliata la possibilità di utilizzo anche da parte delle imprese più grandi, essere di semplice e rapido utilizzo e senza limiti territoriali. Secondo Confindustria (link https://www.confindustria.it/notizie/dettaglio-notizie/Marchesini-al-Corriere-della-Sera-bene-l-interv-nto-sull-Automotive-si-pongono-le-basi-per-l-avvio-di-un-Piano-organico-dedicato-al-settore) quello che è fondamentale sono gli incentivi agli investimenti 4.0, strettamente connessi al settore automotive, che però l’ultima legge di Bilancio ha depotenziato.
L’incontro di oggi va nella direzione più volte chiesta dalla Fiom e dalla Cgil, anche attraverso il documento congiunto con Federmeccanica, Fim e Uilm. Ora è necessario trasformare le intenzioni in azioni concrete con l’apertura di un confronto tra il sistema delle imprese e i sindacati con i ministeri competenti per un accordo quadro di politica industriale per il settore.
La Fiom e la Cgil. dichiarano in una nota Simone Marinelli, coordinatore nazionale del settore Automotive per la Fiom e Fausto Durante, Coordinatore consulta industriale della Cgil nazionale. ritengono che le risorse pubbliche e il fondo istituito dal Governo debbano servire al rilancio produttivo, alla gestione della transizione e alla tutela dell’occupazione.