UNES: quando una procedura di riduzione del personale fa danni maggiori

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Nell’incontro del 19 ottobre 23 presso il Glam Hotel di Milano si è tenuto il secondo incontro con la direzione di UNES previsto dalla procedura di riduzione di personale presentata il 29 settembre. Secondo fonti sindacali l’azienda ha inizialmente ribadito il suo progetto: un cosiddetto “referente aziendale” inquadrato nel secondo livello del CCNL che avrebbe dovuto sostituire formalmente il “direttore” pur continuando a svolgere le medesime attività di primo livello. Quindi nessuna riduzione di attività e funzioni. Solo di stipendio. Una richiesta che, presentata così, è stata rispedita al mittente.
E, continuando a leggere il comunicato sindacale: “Le figure ritenute idonee a ricoprire tale ruolo sarebbero state individuate da un’agenzia di consulenza esterna attraverso prove scritte ed orali e tramite criteri del tutto discrezionali, mentre quelle non idonee sarebbero state automaticamente ritenute in esubero e dunque destinate all’uscita o ad un mortificante demansionamento, utile esclusivamente alla salvaguardia occupazionale”.

Il sindacato, com’era prevedibile, non ha potuto far altro che respingere questa impostazione. Creare figure professionali al di fuori del perimetro del CCNL in presenza in azienda dei titolari del ruolo cercando di sotto inquadrarle sarebbe stata una operazione che non avrebbe retto a lungo in nessun tribunale. Anche da parte di chi, obtorto collo, l’avesse accettata e quindi subita, in alternativa al licenziamento. Il ripensamento dell’azienda, pressata dai sindacalisti presenti, ha però segnalato la persistente confusione del management sulla scelte organizzative in grado di contribuire, attraverso un contenimento dei costi, ad un possibile rilancio dell’azienda.
Rilancio che non sembra essere, a detta dei sindacalisti, presente nelle parole dei responsabili aziendali al tavolo. La causa della procedura stessa sarebbe da ricercare nell’espansione dei discount, nei concorrenti, nell’inflazione, nel destino cinico e baro, ecc. Insomma la colpa è da ricercare altrove. Non bisogna essere degli esperti per comprendere che tagli pesanti del personale non accompagnati da un’idea di futuro o almeno, da una parvenza di rilancio non portano da nessuna parte. Scartata quindi la prima proposta, assolutamente impraticabile, la nuova prevederebbe il mantenimento dell’attuale figura del “Responsabile del punto vendita”, inquadrato come previsto dal CCNL. Gli esuberi (101 unità) il cui numero resta invariato, verrebbero gestiti, sollecitando possibili scelte individuali, attraverso 3 opzioni:
1) Per chi si trovasse a 2 anni o meno dal raggiungimento del requisito pensionistico, l’integrazione della NASPI al 100% della retribuzione netta.
2) Per chi si trovasse a più di 2 anni dal requisito pensionistico, la possibilità di una uscita volontaria incentivata con 18 mensilità.
3) Per chi non volesse uscire dal perimetro aziendale, la possibilità di mantenere la medesima RAL e lo stesso livello d’inquadramento, ma con attribuzione di mansioni inferiori alle attuali. (Qui non si capisce se l’offerta è finalizzata a trasformare un direttore in un capo reparto o, con maggiore sensibilità aziendale e rispetto della professionalità acquisita, viene timidamente accennata una possibilità di assorbimento anche nel canale ipermercati).

All’esito delle disponibilità che saranno manifestate, il confronto riprenderà il 9 novembre, anche per concordare una proroga dei termini della fase sindacale della procedura al fine di consentire lo svolgimento del negoziato in modo coerente con il percorso delineato” conclude il comunicato sindacale.
Ovviamente l’azienda avrà (spero) già fatto dei sondaggi o delle valutazioni precise per misurare l’eventuale presenza delle persone interessate alle opzioni proposte. Quello che non è chiaro è la ragione che ha spinto i responsabili a creare un’inutile diversivo impraticabile e un pessimo clima aziendale in Unes per poi riposizionarsi su un altro livello di confronto.

Cosa si percepisce dall’esterno?
L’azienda non ha un piano vero di rilancio però ha individuato nei direttori e nei vicedirettori di punto vendita un costo da eliminare. Si è poi accorta dell’ impraticabilità della sua proposta e adesso punta, cosa che avrebbe dovuto fare fin dall’inizio, a trovare soluzioni che consentano di raggiungere lo stesso risultato economico senza individuare inutili bersagli. Resta però un dato ineliminabile.
Sul piano della messa in discussione di una figura professionale decisiva nella vita aziendale e alla sua motivazione nella guida delle squadre di punto vendita il danno ormai è fatto. Non è più sufficiente il ripensamento annunciato. Con quale spirito i manager commerciali di sede, affronteranno i punti vendita? Con quale credibilità chiederanno sacrifici e impegno alle persone coinvolte? Chi ha deciso questa strategia di riduzione del personale dovrebbe essere il primo ad essere messo alla porta. Mi viene in mente un caso recente di un altro comparto. Il quotidiano La Stampa sta perdendo copie. Il 12% nel 2022 e il 14% nei primi 9 mesi del 2023. La raccolta pubblicitaria è calata di un terzo rispetto al 2018. ‘azienda del gruppo Gedi, prima ha sostituito il direttore del quotidiano (responsabile principale della perdita di copie e in questi giorni apre una procedura per prepensionare qualche decina di risorse). In UNES, no.
Chi ha deciso questa procedura è riuscito in un’impresa difficile: scontentare più o meno 300 persone circa indicate come problema dalla procedura stessa e destabilizzare contemporaneamente tutto il resto dell’azienda. Vista la confusione se dovessi decidere cosa fare innanzitutto chiederei direttamente a Marco Brunelli se questa è la nuova filosofia aziendale. E se lui la condivide. Ammesso che ne sia al corrente.

In conclusione:
Sul mercato c’è una carenza di risorse in generale. C’è poi una difficoltà aggiuntiva a reperire buoni responsabili di punto vendita. I migliori di UNES o almeno chi ha contatti in altre aziende stava già valutando di andarsene. Oggi può contare su di un incentivo di 18 mesi. Chi non ha questa possibilità tenterà di mantenersi lo stipendio pur accettando un ruolo dove sono previsti mansioni e inquadramento inferiori cercando di rilanciarsi professionalmente magari negli Iper (se ho compreso correttamente il senso della proposta). Azienda e sindacati si rivedranno il 9 novembre. Vedremo se alle parole seguiranno i fatti. Spero, per le persone coinvolte e per tutte le altre preoccupate del loro futuro, che sia veramente così.

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