Giugno 24

Consumi, effetto inflazione nel carrello della spesa

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Nel 2022, la spesa media mensile per consumi delle famiglie in valori correnti è stata pari a 2.625 euro (2.415 euro nel 2021*; +8,7%), ma la crescita in termini reali risulta pressoché nulla per effetto dell’inflazione (+8,7% la variazione su base annua dell’indice armonizzato dei prezzi al consumo). Ecco quanto emerge dal report annuale ISTAT sui consumi delle famiglie.
In termini reali, la spesa equivalente diminuisce del 2,5% per le famiglie meno abbienti, mentre per le famiglie più abbienti aumenta dell’1,8%. Permangono ampi i divari territoriali: 782 euro di differenza tra la spesa massima del Nord-ovest e quella minima del Sud, erano 748 euro nel 2021.
Continuano ad accentuarsi le differenze nei livelli di spesa tra le famiglie composte solamente da italiani rispetto a quelle in cui tutti i componenti sono stranieri (952 euro in più, 850 nel 2021).
Poiché la distribuzione dei consumi è asimmetrica e più concentrata nei livelli medio-bassi, la maggioranza delle famiglie spende un importo inferiore al valore medio. Se si osserva il valore mediano (il livello di spesa per consumi che divide il numero di famiglie in due parti uguali), il 50% delle famiglie residenti in Italia ha speso nel 2022 una cifra non superiore a 2.197 euro (2.023 euro nel 2021).

Le famiglie hanno posto in essere strategie di risparmio per far fronte al forte aumento dei prezzi che ha caratterizzato il 2022, in parte grazie a quanto accumulato negli anni di crisi dovuta al Covid. Nel 2020 e nel 2021, infatti, il tasso di risparmio lordo delle famiglie consumatrici è stato, rispettivamente, del 15,6% e del 13,2%, prima di ridiscendere ai livelli pre-Covid attestandosi attorno all’8%. In molti casi si è trattato anche di modificare le proprie scelte di acquisto, in particolare nel comparto alimentare. Il 29,5% delle famiglie intervistate nel 2022 dichiara, infatti, di aver provato a limitare, rispetto a un anno prima, la quantità e/o la qualità del cibo acquistato. Comportamento che trova conferma anche nei dati Istat sul commercio al dettaglio, che registrano in media, nel 2022, per la vendita di beni alimentari, un aumento tendenziale in valore (+4,6%), soprattutto nei discount, e una diminuzione in volume (-4,3%).
Più in dettaglio, nel 2022, a fronte del marcato incremento dei prezzi di Alimentari e bevande analcoliche (+9,3% la variazione su base annua dell’IPCA), le spese delle famiglie per l’acquisto di questi prodotti sono cresciute del 3,3% rispetto all’anno precedente (482 euro mensili, pari al 18,4% della spesa totale): il 21,5% della spesa alimentare è destinato alla carne, il 15,7% a cereali e a prodotti a base di cereali, il 12,7% a ortaggi, tuberi e legumi, il 12,0% a latte, altri prodotti lattiero-caseari e uova, l’8,5% alla frutta e il 7,9% a pesce e frutti di mare.


Anche nell’ambito della spesa non alimentare, quasi tutti i capitoli di spesa nel 2022 registrano una variazione positiva rispetto al 2021, con le uniche eccezioni di Bevande alcoliche e tabacchi, Mobili, articoli e servizi per la casa e Istruzione, che rimangono stabili. Nel complesso, la spesa non alimentare, che nel 2022 è di 2.144 euro mensili, rappresentando l’81,6% della spesa complessiva, cresce del 10,0% rispetto al 2021.
L’aumento più elevato (+32,2%) si osserva per il capitolo Servizi di ristorazione e di alloggio (134 euro mensili), seguito da Ricreazione, sport e cultura (92 euro, +15,9% rispetto all’anno precedente): continua dunque il recupero delle spese che, anche nel 2021, sono state penalizzate dal persistere delle limitazioni alla socialità presenti, in misura molto più accentuata, nel 2020. Per i Servizi di ristorazione e di alloggio, l’aumento più marcato si osserva nel Nord-est (+34,6%), dove la spesa media per questo capitolo è pari a 175 euro mensili, mentre per Ricreazione, sport e cultura la crescita è più forte nel Centro (+22,9%), dove si dedicano in media a questa voce 102 euro al mese.
Nel 2022, crescono significativamente anche le spese per Abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili (1.010 euro al mese, +10,6%, incremento in gran parte dovuto alla forte dinamica inflazionistica fatta registrare dagli energetici), per Trasporti (+10,2%, 266 euro mensili) e per abbigliamento e calzature (+10,0%, 103 euro). Aumenti attorno al 5% si registrano per Beni e servizi per la cura della persona, servizi di protezione sociale e altri beni e servizi (+5,3%, 120 euro mensili), Servizi assicurativi e finanziari (+5,2%, 66 euro), Informazione e comunicazione (+5,1%, 73 euro) e Salute (+4,9%, 114 euro al mese).
Anche nel 2022 la quota di spesa per Abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili, che sale dal 37,8% del 2021 al 38,5%, si conferma la più elevata, seguita da quella per Alimentari e bevande analcoliche, che al contrario scende dal 19,3% al 18,4%.
Nel comparto non alimentare aumenta, rispetto all’anno precedente, anche la quota destinata a Servizi di ristorazione e di alloggio (dal 4,2% al 5,1%).
Più stabili, rispetto all’anno precedente, le quote di tutti gli altri capitoli di spesa. Aumentano in misura molto contenuta quelle per Ricreazione, sport e cultura (dal 3,3% al 3,5%) e per Trasporti (dal 10,0% al 10,1%). In lieve contrazione, invece, le quote di spesa per Mobili, articoli e servizi per la casa (da 4,4% a 4,1%), Beni e servizi per la cura della persona, servizi di protezione sociale e altri beni e servizi (da 4,7% a 4,6%), Salute (da 4,5% a 4,3%), Bevande alcoliche e tabacchi (da 1,8% a 1,7%), Informazione e comunicazione (da 2,9% a 2,8%). Invariate, infine, rispetto al 2021, le quote destinate ad Abbigliamento e calzature (3,9%) e a Istruzione (0,6%).
L’incremento delle spese delle famiglie in termini correnti è diffuso su tutto il territorio nazionale, ed è particolarmente intenso nelle Isole (+10,7%), seguite dal Centro (+9,6%) e dal Sud (+9,5%), mentre Nord-ovest e Nord-est si mantengono al di sotto del valore nazionale (rispettivamente, +8,1% e +7,5%). I livelli di spesa più elevati, e superiori alla media nazionale, continuano comunque a registrarsi nel Nord-ovest (2.900 euro), nel Nord-est (2.845 euro) e nel Centro (2.795 euro), mentre sono più bassi (e inferiori alla media nazionale) nelle Isole (2.196 euro) e nel Sud (2.118 euro).
Nel 2022, nel Nord-ovest si spendono in media circa 782 euro in più del Sud (e cioè il 36,9% in più), mentre rispetto alle Isole il vantaggio del Nord-ovest in valori assoluti è di 703 euro (pari al 32,0% in più).
Nel Sud e nelle Isole, dove le disponibilità economiche sono generalmente minori, a pesare di più sulla spesa delle famiglie sono le voci destinate al soddisfacimento dei bisogni primari, come quelle per Alimentari e bevande analcoliche: nel 2022 questa quota di spesa arriva al 23,8% nel Sud e al 23,0% nelle Isole mentre si ferma al 16,2% nel Nord-ovest.
Anche nel 2022 le regioni con la spesa media mensile più elevata sono Trentino-Alto Adige
(3.466 euro) e Lombardia (3.051 euro), mentre Puglia e Calabria sono quelle con la spesa più contenuta, rispettivamente 1.983 e 1.839 euro mensili. La quota più alta per Alimentari e bevande analcoliche si registra proprio in Calabria, dove si attesta al 26,8%, a fronte del 18,4% osservato a livello nazionale e del 12,8% del Trentino-Alto Adige.


Rispetto al 2021, la spesa aumenta significativamente in quasi tutte le regioni, con le sole eccezioni di Valle D’Aosta-Vallée d’Aoste, Friuli Venezia-Giulia e Calabria, dove le variazioni osservate non sono statisticamente significative. Gli aumenti maggiori si registrano in Liguria (+19,3%) e in Trentino-Alto Adige (+17,2%); attorno al 12% la crescita di Toscana, Molise, Basilicata, Puglia e Sicilia, mentre la spesa aumenta dell’11% circa nelle Marche e in Abruzzo, Campania e Piemonte. In linea con il dato nazionale la crescita in Emilia-Romagna. Gli incrementi più contenuti si osservano nel Lazio (+7,7%) e in Umbria (+6,9%), Lombardia (+5,6%) e Veneto (+5,4%).
I livelli e la composizione della spesa variano anche a seconda della tipologia del comune di residenza. Nel 2022, come in passato, le famiglie spendono di più nei comuni centro di area metropolitana, anche per effetto della maggiore presenza di famiglie appartenenti a ceti mediamente più elevati: 2.928 euro mensili, contro i 2.671 euro dei comuni periferici delle aree metropolitane e di quelli con almeno 50mila abitanti e i 2.503 euro dei comuni fino a 50mila abitanti che non appartengono alla cerchia periferica delle aree metropolitane.
Nel 2022, il maggior incremento della spesa per consumi (+9,4%) si registra in quest’ultima tipologia comunale, seguita a breve distanza dai comuni periferici delle aree metropolitane e da quelli con almeno 50mila abitanti (+9,0%); per i comuni centro di area metropolitana, invece, la crescita si ferma al di sotto del dato medio nazionale (+6,6%). Questo scenario risente anche del diverso impatto nei comuni piccoli e medi dell’accentuata dinamica inflazionistica registrata nel 2022 dai beni alimentari, dal momento che la quota di spesa destinata ad Alimentari e bevande analcoliche rappresenta in tali comuni, rispettivamente, il 19,4% e il 18,4% della spesa complessiva, contro il 15,5% dei comuni centro di area metropolitana.

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