Pubblico impiego: nel 2024 meno 45 mila dipendenti pubblici

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L’Inps nell’annuale rapporto sull’occupazione pubblica, prevede che entro il 2033, oltre un terzo dei dipendenti pubblici italiani accederà alla pensione. Questa stima, basata sulla analisi strutturale per età dei dipendenti pubblici, rivela che circa l’80% dei lavoratori ha quarant’anni o più, con la fascia più numerosa tra i 55 e i 59 anni. Tutto il settore pubblico sia per le amministrazioni centrali che per quelle periferiche è coinvolto da queste fuoriuscite. Nel pubblico impiego, l’età ordinamentale per la pensione è fissata a 65 anni e il settore che maggiormente sarà coinvolto dalle fuoriuscite sarà la scuola. con circa 463mila uscite previste, seguito dalla sanità con 243mila ed a seguire i ministeri. L’età media dei dipendenti pubblici è a fine 2023 di 51 anni, rispetto al settore privato è sei anni superiore e testimonia il basso grado di sostituzione dei lavoratori della dipendenza pubblica aggravato dal fatto che le assunzioni di giovani che sono state tentate negli ultimi due anni sono stati in parte fallimentari con un tasso di sostituzione al 4% e con una bassa tenuta nel tempo dei nuovi assunti che in parte si dimettono a sei mesi dalla assegnazione cambiando lavoro.
Queste evidenze, sia anagrafiche, che operative solleva preoccupazioni sulla preparazione del personale, soprattutto in termini di digitalizzazione e a supporto dei processi legati al PNRR.
Al 31 dicembre 2021 i dipendenti pubblici erano 3.239.000, dopo l’ennesimo anno di stasi in cui circa 178.000 ingressi avevano solo tamponato l’uscita di 184.000 persone. Le stima della Ragioneria dello Stato per il 2022 offre segnali più ottimistici: con 3.266.180 persone, l’incremento annuo è di circa 27.000 unità. Un aumento soprattutto nel comparto Scuola con 14.400 unità in più (+1,2%) e Sanità con 9.000 persone (+1,3%). Nel 2022 cresce la spesa totale per i redditi da lavoro dipendente nella PA, circa 187 miliardi (contro i 177 del 2021), ma è in calo la spesa pro-capite per il reddito dei dipendenti (calcolata a prezzi costanti del 2022, depurata dall’inflazione): è di 57.200 euro, rispetto ai 59.000 euro del 2021 e risulta la più bassa dal 2015.

Quanti dipendenti pubblici servono?
Ne abbiamo parlato con Marco Carlomagno, segretario generale FLP – Federazione Lavoratori Pubblici e Funzioni Pubbliche
Le nostre Amministrazioni, sia centrali che delle funzioni locali, sono da decenni in sottorganico a causa del mancato turn over che, negli ultimi 20 anni, ha fortemente depauperato gli organici. Va sottolineato, inoltre, che il mancato reintegro del personale è avvenuto in una situazione in cui gli stessi organici teorici erano sottodimensionati e non coerenti con i nuovi compiti da svolgere. Quello che avverrà nel 2024, e negli anni immediatamente seguenti, e che è ben descritto nella vostra analisi, porterà ad un’ulteriore drammatica emorragia di tutto quel personale che per anni è stato bloccato in servizio dalle norme restrittive sulle uscite e che maturerà nel medesimo arco temporale il diritto alla pensione. Per riequilibrare le uscite, e colmare almeno in parte le carenze di organico che già oggi si registrano, sono necessarie solo nelle funzioni centrali (Ministeri, Enti Pubblici ed Agenzia) almeno 200.000 nuove assunzioni, e 400.000 rispettivamente sia negli Enti locali che nella Sanità – continua Marco Carlomagno – assunzioni che debbono essere orientate rispetto ai reali bisogni delle Amministrazioni e tenere conto del lavoro che è cambiato in questi anni.
Abbiamo bisogno di professionalità specifiche non solo nell’area dei funzionari ma che interessino anche la neocostituita area delle elevate professionalità (istituita con la stagione contrattuale 2019/2022, ma nei fatti vuota), che non siano solo dotate di conoscenze giuridiche e amministrative, ma che spazino nei settori della programmazione e del budgeting, dell’economia e della statistica, e che rafforzino settori quasi del tutto sguarniti quali quelli tecnici (informatici, ingegneri, architetti, biologi, geologi, chimici etc), che pure costituiscono il core business di tante Amministrazioni sia centrali che territoriali. È indispensabile, inoltre, riconoscere anche nel lavoro pubblico il diritto alla carriera, da anni bloccato per legge, e oggi ancora in gran parte inesigibile; non basta assumere o per meglio dire cercare di assumere se poi le retribuzioni non sono in linea con le professionalità richieste e soprattutto non viene prospettato un reale percorso di crescita e sviluppo professionale ed economico.

Marco Carlomagno – segretario generale presso FLP – Federazione Lavoratori Pubblici e Funzioni Pubbliche

La necessità si scontra però con la carenza di risorse, con l’imperativo di rigore finanziario e l’adeguamento alle nuove regole di bilancio europee. C’è anche bisogno di migliorare le procedure concorsuali che vanno adeguate alla necessità di attirare talenti nelle amministrazioni pubbliche (oggi l’età media dei candidati nei concorsi è di 35 anni) e sul miglioramento della preparazione del personale. A novembre 2023 sul portale InPA abbiamo rilevato 2.210 bandi (767 procedure ancora aperte, 1.443 chiuse) per un totale di 34.860 posti, di cui 1.000 banditi nel 2021, 14.630 nel 2022 e 19.230 nel 2023. Dei posti messi a bando, il 4% sono per incarichi di collaborazione, il 24% per assunzioni a tempo determinato, il 72% per assunzioni a tempo indeterminato.

Al ForumPA è stato presentato l’ultimo rapporto “LAVORO PUBBLICO 2023” che riporta dati al 2021 degli assunti per concorso che sono stati oltre 150.000, ma I’8,6% era già un dipendente pubblico. Analizzando i comparti delle funzioni centrali e locali, la sanità e quello dell’istruzione e della ricerca (al netto della scuola), la competizione tra amministrazioni ha riguardato l’8,6% dei vincitori di concorso che sono in realtà già dipendenti pubblici. Tra tutti i comparti, spiccano le Funzioni locali, seconde per numero di assunzioni da concorso, che presenta un’incidenza percentuale quattro volte più elevata del personale già dipendente (15,6%). Che non attiri più il posto fisso emerge anche dai dati emersi dalla relazione del FormezPA, che ha realizzato negli ultimi dieci anni circa 170 concorsi con oltre tre milioni di candidati, notiamo che: il numero dei candidati per ogni posto a concorso si è ridotto nel 2021 ad un quinto di quello del biennio precedente (40 candidati contro 200); in media due vincitori su dieci rinunciano al posto. A causa poi dell’affollamento dei concorsi nell’ultimo biennio il 42% dei candidati ha partecipato a più concorsi e il 26% è risultato idoneo in almeno due graduatorie, tra cui ha scelto sulla base della sede, della tipologia di incarico e della retribuzione, rinunciando ai posti giudicati meno convenienti.
Nel complesso, l’analisi che proponiamo in questo articolo si deve completare con i nuovi contratti stipulati nel 2022, ma relativi agli anni 2019-2021 e che sono un’importante novità sul lavoro pubblico: valorizzano le professionalità e introducono la “quarta area” delle Elevate Professionalità, che rappresenta un futuro sbocco professionale per i funzionari già presenti nell’amministrazione, futuri Quadri direttivi del settore pubblico. All’interno dei contratti è forte la spinta alla formazione ed è inserita la distinzione – dopo anni di home working – tra lavoro agile e lavoro da remoto.

Appare ancora lunga però la strada che porta alla riscrittura delle mansioni pubbliche, assegnando massimo risalto alle nuove tecnologie a supporto dei servizi al cittadino e all’efficientamento della pubblica amministrazione con una pianificazione di lungo periodo che si accompagni al rinnovo generazionale nel settore pubblico.

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