Carrefour: impatti sull’occupazione e rischi di sistema
'Massamagrell, Spain'; 03 20 2020: A queue of people waiting to enter the Carrefour supermarket to do their shopping during the Coronavirus pandemic in Spain
Cosa succede ora che l’acquisizione del gruppo alimentare NewPrinces, presieduto dall’imprenditore campano Angelo Mastrolia è stata ratificata anche dall’Antitrust italiano che ha autorizzato la cessione del 100% di Carrefour Italia al gruppo NewPrinces (ex Newlat), guidato da Angelo Mastrolia, un’operazione avvenuta nel 2025 che ha portato il gruppo agroalimentare italiano a rilevare le attività di Carrefour nel paese. L’autorizzazione antitrust è stata fondamentale per il buon esito dell’operazione, che prevede un miliardo di euro di valore, 237,5 milioni reinvestiti da Carrefour e un piano di investimenti da 437 milioni per il rilancio dei supermercati. Carrefour ha quindi lasciato l’Italia dopo la scelta del gruppo francese di uscire dal mercato italiano a causa di risultati finanziari negativi e un contesto competitivo sfavorevole. L’acquisizione da parte di NewPrinces, deriva da accordo siglato con la proprietà uscente che prevede un investimento di un miliardo di euro, con Carrefour che contribuisce con 237,5 milioni per il rilancio delle attività ed un piano di rilancio che include il rinnovamento dei punti vendita e il ritorno in auge del storico marchio GS.
La rete ceduta comprende circa più di 1.000 punti vendita (tra 41 ipermercati, 315 supermercati, 820 negozi di prossimità e alcuni cash & carry) e deriva in gran parte dall’ex catena italiana GS, ciò che rileva è anche il fatto che tra diretti e indotto le famiglie coinvolte da questa acquisizione sono più di 20.000. Carrefour Italia impiega attualmente un numero significativo di addetti. I dipendenti diretti della catena sono oltre 10.000. A questi si aggiunge la forza lavoro impiegata nei punti vendita in franchising (affiliati), stimata in circa 8.000 persone, per un totale di circa 18.000 addetti e irca 2.000 dall’indotto. I sindacati, però, sottolineano che se si includono anche i servizi in appalto (logistica, pulizie, sicurezza, ecc.), il totale dei lavoratori interessati supera le 24.000 unità. Oggi Carrefour è presente in 19 regioni italiane, prevalentemente nel Nord e Centro Italia: la Lombardia conta il maggior numero di punti vendita (314 supermercati e ipermercati), seguita dal Piemonte (202) e dal Lazio (195). Anche la Liguria ha una presenza significativa (161 store), mentre in altre regioni i numeri sono più contenuti ma ugualmente significativi (ad esempio in Toscana 54, in Emilia-Romagna 49).
La stragrande maggioranza dei dipendenti diretti ha un contratto a tempo indeterminato (10.905 su 11.172 nel 2023, pari al 97,6%). Il lavoro part-time è molto diffuso: circa la metà degli addetti lavora a tempo parziale. Va notato che il part-time riguarda soprattutto le donne, che costituiscono il 62% circa del personale complessivo e ben l’84% degli occupati part-time. Di conseguenza, tra gli uomini impiegati prevale il tempo pieno (circa il 60% degli uomini è full-time).
Notevole è la dimensione professionale del middle management con più di 2.400 Quadri direttivi e assimilati, ossatura portante del motore gerarchico di Carrefour.
La popolazione aziendale è inoltre piuttosto “matura”: l’età media dei dipendenti è di circa 49 anni. Solo il 6% del personale ha meno di 30 anni, mentre oltre la metà supera i 50 anni. Il personale femminile è preponderante (6.914 donne contro 4.258 uomini), e numerose sono le categorie protette impiegate (oltre 400 lavoratori). Tutti i lavoratori diretti di Carrefour Italia sono coperti dal CCNL Terziario-Distribuzione (contratto collettivo nazionale di settore), come attestato dal 100% di dipendenti coperti da contrattazione collettiva. La rappresentanza sindacale è storicamente molto presente, tra le più elevate del comparto GDO, le principali sigle di categoria – Filcams-CGIL, Fisascat-CISL, UILTuCS – sono rappresentate in quasi tutti i punti vendita e nelle strutture centrali. Le buone pratiche manageriali hanno sempre coinvolto i lavoratori in scelte operative e gstionali, lo conferma la diffusa sindacalizzazione e del coinvolgimento dei lavoratori nelle relazioni industriali. Diversamente dall’acquirente NewPrince, che ha una cultura di tipo industriale dove le relazioni sindacali sono più incentrate nella contrattazione esclusivamente su temi salariali e dove ad esempio il middle management è molto delfilato rispetto alle scelte operative e contempera soprattutto profili tecnici.
