Crisi Electrolux: servono strumenti straordinari per la risoluzione della vertenza

Electrolux

La vertenza Electrolux Italia resta aperta, ma nelle ultime settimane si sono registrati alcuni sviluppi importanti. Il piano di ristrutturazione annunciato a maggio non è stato ritirato: è stato sospeso per consentire il confronto con Governo, Regioni e sindacati.
A maggio 2026 Electrolux aveva presentato un piano che prevedeva circa 1.700 esuberi, pari a oltre il 40% della forza lavoro italiana; la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi (Ancona); riduzioni di attività negli altri siti produttivi italiani.
L’azienda ha motivato la decisione con il calo della domanda europea di elettrodomestici, gli elevati costi produttivi e la crescente concorrenza dei produttori asiatici.

L’ultimo incontro al Ministero delle Imprese e del Made in Italy si è svolto il 21 luglio 2026.
Il ministro Adolfo Urso ha chiesto formalmente all’azienda di presentare entro ottobre un nuovo piano industriale, capace di evitare i licenziamenti e soprattutto salvaguardare tutti gli stabilimenti italiani mentre definire una strategia industriale di lungo periodo.
Sono stati inoltre programmati incontri tecnici a settembre, prima del nuovo tavolo ministeriale previsto per l’inizio di ottobre.
Le organizzazioni sindacali (FIOM, FIM e UILM) ritengono insufficienti i progressi ottenuti finora e continuano a chiedere il ritiro definitivo del piano con i 1.700 esuberi con l’impegno di non chiudere lo stabilimento di Cerreto d’Esi e garanzie sui volumi produttivi negli stabilimenti di Forlì, Porcia, Solaro e Susegana.
Regioni, amministrazioni locali e associazioni imprenditoriali sottolineano che la crisi non riguarda soltanto i circa 4.500 dipendenti di Electrolux in Italia.
L’impatto potrebbe estendersi a un indotto composto da circa 2.000 imprese, particolarmente concentrato tra Friuli Venezia Giulia, Veneto, Marche ed Emilia-Romagna. È per questo che le istituzioni chiedono una soluzione industriale che preservi l’intera filiera dell’elettrodomestico.
“Sono stati fatti sicuramente passi nella vertenza Electrolux al termine dei tre tavoli tecnici che si sono svolti. Ora è necessario chiarire i vincoli a garanzia del perimetro industriale e occupazionale.
Nel corso del tavolo di oggi al Mimit l’azienda si è detta disponibile a impegnarsi per una risoluzione positiva della vertenza. Il punto è che Electrolux deve confermare che il nuovo piano non prevederà i 1.700 esuberi, nè la chiusura dello stabilimento di Cerreto D’Esi.
Per la risoluzione della vertenza Electrolux sono necessari strumenti straordinari che il Governo deve mettere in campo che devono andare nella direzione di favorire il mantenimento in Italia della capacità produttiva e occupazionale in un settore strategico come l’elettrodomestico.
Servono ammortizzatori sociali per affrontare la transizione che devono essere accompagnati da strumenti come la riduzione dell’orario di lavoro e i contratti di sviluppo.
Il nuovo piano di Electrolux deve prevedere innovazione di prodotti, mantenimento di volumi e dell’occupazione, salvaguardia di tutti gli stabilimenti a partire da Cerreto e garantire la ricerca e sviluppo e l’occupazione per poter affrontare la transizione”.
Lo dichiarano in una nota congiunta Michele De Palma, segretario generale Fiom-Cgil e Barbara Tibaldi, segretaria nazionale Fiom-Cgil e responsabile settore elettrodomestico.