Addio a Tirrenia: cronaca di uno smantellamento annunciato

Nave_Tirrenia_Flaminia

La fine è ormai nero su bianco. La Tirrenia ha avviato una procedura di riorganizzazione aziendale che coinvolge l’intera struttura. Un passaggio che segna, di fatto, l’uscita definitiva della compagnia dal panorama del trasporto marittimo italiano.

La comunicazione, inviata alle organizzazioni sindacali e rimasta finora riservata, descrive una situazione di difficoltà: flotta ridotta a sole due navi, attività operative progressivamente esternalizzate e chiusura imminente della struttura amministrativa. Un vero e proprio smantellamento. Il personale marittimo dovrebbe essere assorbito da Gnv, mentre quello amministrativo verrà definitivamente licenziato.

Con questa procedura, Tirrenia esce definitivamente di scena. E con lei si chiude un capitolo storico della navigazione italiana. Quello che era un timore latente è diventato realtà. La procedura di riorganizzazione aziendale avviata segna la fine di un’era per il trasporto marittimo nazionale, trasformando lo storico logo del “Vascello” in un ricordo del passato. La struttura aziendale è stata ridotta ai minimi termini, delineando un quadro di dismissione totale, la flotta è ai minimi storici, rimangono solo due navi operative, un’ombra rispetto alla flotta che un tempo dominava il Mediterraneo. Tutte le attività operative sono state progressivamente affidate a terzi. La struttura gestionale e burocratica cessa di esistere.

La crisi si biforca in due percorsi distinti per il personale, creando una profonda spaccatura sociale: Personale Marittimo: È previsto l’assorbimento da parte di GNV (Grandi Navi Veloci), garantendo una continuità occupazionale a chi lavora a bordo. Personale Amministrativo: È la categoria più colpita. Per loro si prospetta il licenziamento definitivo, senza paracadute diretti all’interno del gruppo.

Il Punto di Vista dell’Azienda (Nota CIN).

In una nota ufficiale emessa dopo l’incontro del 29 aprile, la Compagnia Italiana di Navigazione (CIN) ha cercato di inquadrare la manovra come l’atto conclusivo di un piano pluriennale, “Il percorso, iniziato nel 2020, è stato oggetto di un primo confronto con i sindacati. L’azienda sottolinea che la riorganizzazione colpisce esclusivamente il personale amministrativo e non intacca il numero dei marittimi.” L’incontro è servito a vagliare soluzioni alternative, sebbene la strada sembri ormai tracciata verso la chiusura dei centri direzionali.

Perché Tirrenia non poteva più sopravvivere in questo mercato?

L’uscita di Tirrenia è il risultato finale della cannibalizzazione del mercato da parte dei grandi gruppi (Moby/MSC/GNV). Il passaggio del personale marittimo a GNV conferma la strategia di concentrazione delle rotte verso la Sardegna e la Sicilia sotto pochi, potentissimi player. Uno dei motivi tecnici della chiusura è l’incapacità della vecchia flotta Tirrenia di adeguarsi alle normative stringenti sulle emissioni (EEXI e CII) entrate a pieno regime nel 2025-2026. Rinnovare le navi sarebbe costato più che chiudere l’azienda. Il modello di sovvenzioni statali che ha tenuto in vita Tirrenia per decenni è stato ormai superato da nuovi bandi europei che premiano l’efficienza tecnologica e la sostenibilità, requisiti che la CIN non era più in grado di garantire.

Non è solo la fine di un’azienda, ma il tramonto di un modello di navigazione di Stato che per quasi un secolo ha garantito i collegamenti con le isole. Con il personale amministrativo verso il licenziamento e le navi residue pronte a cambiare livrea, la “Sirena” di Tirrenia smette definitivamente di suonare.