Pensioni: crescono ancora le uscite anticipate

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Nonostante la stretta del governo nel primo trimestre dell’anno le uscite anticipate crescono del 2% rispetto al 2025. Lo rende noto una analisi fatta da Il Sole 24 Ore che ha analizzato le uscite anticipate dal mondo del lavoro tra gennaio e marzo 2026, verificando che sono in aumento. 55.137 persone hanno optato per questa soluzione, il 2% in più rispetto al primo trimestre del 2025. Nel confronto tra i due periodi, l’importo medio si è attestato a 2.081 euro (+1%). Questo nonostante l’eliminazione di quota 103 e opzione donna, ed il fatto che i requisiti per il pensionamento anticipato nel 2026 sono rimasti invariati rispetto al 2025: per gli uomini 42 anni e 10 mesi di contributi (per le donne 41 anni e 10 mesi di contributi), con una finestra mobile di 3 mesi prima dell’inizio del pensionamento (per il pensionamento anticipato ordinario).

Con la cancellazione della Quota 103 e dell’Opzione Donne, l’unica misura agevolata di pensionamento anticipato confermata dalla Legge di Bilancio 2026 è l’Ape sociale (assegno di assistenza sociale), che ha un’età di 63 anni e 5 mesi, 30 o 36 anni di contributi (a seconda della categoria) e l’appartenenza a una delle seguenti categorie: disoccupati, assistenti familiari, persone con disabilità civile pari o superiore al 74%, o coloro che svolgono lavori pesanti o gravosi.
Coloro che avevano i requisiti per una pensione anticipata nel 2025 potrebbero aver scelto di andare in pensione anticipatamente a partire dal 2026, ad esempio, per timore dell’aumento dell’età pensionabile che, secondo la Manovra 2026, entrerà in vigore nel 2027-2028 (rispettivamente di 1 mese e di ulteriori 2 mesi).

Il numero totale di nuove pensioni con decorrenza dal primo trimestre del 2026 è stato di 184.480, con un importo medio di 1.406 euro: rispetto al primo trimestre del 2025, sono cresciute del 9% in termini numerici e del 4% in termini di importi. Complessivamente, 88.999 uomini percepiscono una pensione media di 1.406 euro (in aumento rispettivamente del 9% e del 4% rispetto al 2025), mentre le donne sono 95.481 con un importo di 1.406 euro (in aumento rispettivamente del 10% e del 4% rispetto al 2025).

Analizzando le diverse tipologie di pensione, spicca la crescita di tutte: l’incremento maggiore riguarda i pensionati di vecchiaia (67 anni di età e 20 anni di contributi): 65.380 pensionati sono andati in pensione a partire dal primo trimestre del 2026, percependo un importo medio di 1.295 euro. Rispetto alle pensioni di vecchiaia in vigore dal 2025, nel primo trimestre del 2026 le pensioni di vecchiaia registrate dagli Inps sono aumentate del 16%, mentre gli importi sono cresciuti del 13%. Gli uomini beneficiari erano 35.105, con un assegno medio di 1.525 euro (pari, rispettivamente, a un aumento del 18% e del 13% rispetto al primo trimestre del 2025), mentre le donne erano 30.275, con un assegno di 1.027 euro (pari, rispettivamente, a un aumento del 14% e del 13% rispetto al 2025).

E’ chiaro che sta arrivando forte l’uragano Baby Boomers che tra poco travolgerà il sistema pensionistico, come abbiamo più volte già scritto. I regimi pensionistici con la maggiore crescita in termini di pensioni di vecchiaia nel periodo gennaio-marzo 2026 sono il Fondo dei dipendenti (+13%), gli artigiani (+11%), i parasubordinati (+11%) e i commercianti (+10%).
Il quadro delle pensioni relative ai vari regimi di sicurezza sociale con decorrenza nel primo trimestre del 2026 è completato da 10.461 pensioni di invalidità con un importo medio di 822 euro (in aumento numerico dell’11% e in valore del 5% rispetto al 2025) e 53.502 pensioni di reversibilità con un importo medio di 960 euro (rispettivamente +9% e +6% rispetto al 2025).