Produzione industriale: segnali di stabilizzazione

Gas_industria_raffineria-photo-257700

La produzione industriale italiana mostra segnali di stabilizzazione, ma il quadro resta eterogeneo. Dopo tre mesi consecutivi di crescita, a maggio 2026 si è registrata una lieve flessione congiunturale, che non cancella però il miglioramento osservato rispetto allo scorso anno.
Ecco i principali dati.
-0,3% rispetto ad aprile 2026 (dato destagionalizzato).
+1,1% rispetto a maggio 2025.

Nella media del trimestre marzo-maggio, la produzione è aumentata dello 0,9% rispetto ai tre mesi precedenti.

Il dettaglio dei settori registra un andamento differenziato, in crescita l’energia (+4,6% su base mensile);
mezzi di trasporto, che continuano a registrare la migliore performance su base annua (+11,6%).
Sono in difficoltà i beni intermedi (-0,8%), i beni di consumo (-0,5%), i beni strumentali (-0,1%).
Tra febbraio e aprile l’industria aveva mostrato un recupero dopo quasi due anni di debolezza registrando: febbraio: +0,1%; marzo: +0,7%; aprile: +0,5%.

Il calo di maggio interrompe questa sequenza positiva, ma il bilancio del trimestre resta favorevole.
Secondo l’ISTAT, il PIL italiano dovrebbe crescere dello 0,7% nel 2026. La domanda interna continua a sostenere l’economia, mentre il contributo del commercio estero resta più debole a causa del rallentamento internazionale e delle tensioni geopolitiche.
Permangono tuttavia alcuni fattori di rischio come la domanda europea ancora moderata, costi energetici elevati, incertezza del commercio internazionale e la difficoltà in alcuni comparti manifatturieri tradizionali, come tessile e parte della meccanica.
L’industria italiana sembra aver interrotto la lunga fase recessiva che ha caratterizzato il biennio precedente, ma la ripresa è ancora graduale. I dati indicano un miglioramento rispetto al 2025, senza però un’accelerazione tale da poter parlare di una crescita robusta. La manifattura continua a essere sostenuta soprattutto dai mezzi di trasporto e da alcuni comparti ad alta tecnologia, mentre i settori più esposti alla debolezza della domanda europea rimangono sotto pressione.