Quadri: la silenziosa cinghia di trasmissione del paese

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Non esistono solo i grandi manager con intuizioni innovative, non solo top dirigenza che introita stock options ad ogni comunicato stampa. C’è un esercito di middle manager che ogni giorno si recano in azienda, in una autorità centrale o periferica dell’amministrazione pubblica, un ospedale, una struttura di ricerca con silenzio e senza clamore. Luca, Mario, Giovanni, Marta, Simona e centinaia di migliaia come loro. Raccontiamo da tempo la loro storia. Quella di Quadri direttivi nel settore privato e Elevate professionalità nel pubblico impiego. I silenziosi, li chiamiamo. Storie di ordinario impegno, di coerenza tecnica o di controllo analitico del lavoro. Senza teatralizzare il sacrificio, senza trasformare ogni mansione ordinaria in un evento da narrare. Li vediamo in fondo lla sala riunione nei Top Management Meeting, mai al posto in prima fila nelle riunioni, non interrompono per dimostrare di esserci, non sempre con la videocamera accesa per far vedere l’occhiale alla moda o la cravatta marinella, quelli delle mail di sintesi e utili.

Loro ci sono.

Quando serve, quando arrivava il momento difficile, quando il progetto si arena, il bilancio  non torna, una consegna rischiava di saltare, un errore contabile stava per diventare una figuraccia o l’imprenditore imbocca la strada sbagliata, con il partner sbagliato, quando il politico inventa una norma che va interpretata.

Eccoli li, discreti, di fianco a suggerire “a mio avviso c’è questo aspetto che non è stato considerato”, “Secondo me questa cosa non torna”. Oppure: “Prima di chiamare il cliente, controllerei questa consegna”, “la copertura su questa delibera non credo sia certa”.

Una specie in via d’estinzione? No, semplicemente in esaurimento. Sono i 5o 60enni di oggi, sereni nel loro giudizio, sicuro pr gli anni e la competenza tecnica e giuridica, avvezzi alla mediazione dal basso verso l’alto e al racconto (aggiustato al meglio, per essere accettato dal basso) delle scelte Top Down.

Poco celebrati, affidabili, però raramente promossi; competenti, però spesso invisibili. Sono questi i Quadri direttivi nel settore privato e le Elevate professionalità nel pubblico impiego quelli a cui si chiede tutto quando c’è un’emergenza e a cui si riconosce poco quando l’emergenza è passata, perché il merito tende ad andare a chi racconta meglio il lavoro, non necessariamente a chi lo fa meglio.

Una volta era un passaggio, da li alla dirigenza, da lì alla pensione. Oggi è la meta per i neo assunti.

I Quadri direttivi nel settore privato e Elevate professionalità nel pubblico impiego piacciono più dei dirigenti. Loro ci sono, alla macchinetta del caffè, alla riunione convocata all’ultimo, alla loro scrivania, alla cena di compleanno dell’ultimo arrivato, alla festa della pensione del collega che va via. I giovani sanno che possono contare su di loro, dal primo accesso al nuovo incarico, perché sempre più spesso sono delegati alla accoglienza e formazione dei neo assunti alla gestione delle norme organizzative e procedure interne perchè sono i middle managers a scriverle.

Presìdi di realtà, anticorpi organizzativi, persone che impediscono all’azienda di credere troppo alla propria narrazione ed ai dirigenti di non soccombere sotto una cascata di risate create dall’Ego in cui nuotano. 

Un’organizzazione matura deve distinguere tra chi fa in silenzio ed a chi fa su social ma non fa in azienda, tra chi fa rumore perché non ha nulla da dire e chi tace perché ha imparato che dire qualcosa non serve.

Premiare la prudenza, l’osservazione, il dissenso ragionato, chi non urta la suscettibilità del capo è difficile ma non è pratica nelle organizzazioni italiane.

Così l’azienda si riempie di consenso apparente.

Senza di loro, i middle managers, tutti annuiscono, pochi pensano, nessuno rischia. Il rischio è il progetto che fallisce, le grandi dimissioni proliferano, i clienti se ne vanno e parte la domanda rituale: “Ma perché nessuno me lo ha detto?”. 

Perché un Quadro o una Elevata Professionalità non si è immolata sull’altare della verità organizzativa.

Antonio Votino direttore responsabile Infoquadri