Pensione: vale sempre meno
Diminuisce ancora il coefficiente di trasformazione (quello che trasforma il montante contributivo accumulato in rendita annuo. Nel 2024 il 67,6% delle pensioni erogate era inferiore a 1.500 euro lordi al mese e il 53,9% non arrivava neppure a 1.000 euro. Per le donne il reddito pensionistico medio annuo è di circa 19.140 euro, contro 25.712 degli uomini.
Lo rileva una indagine compiuta da CESMAL, Cesntro Studi sul Management ed il Lavoro partendo dall’ultima serie storica reasa disponibile da INPS. Elaborando i dati per le età di 65, 66 e 67 anni dal 2009 al 2026 emerge una contrazione del valore del coefficiente che trasforma il valore deloo stipendio nella rendita pensionistica.
L’unica strada sembra affidarsi ad una pensione integrativa, come ha proposto il presidente dell’INPS Fava, sua la proposta di creare un fondo pensione fin dalla nascita, alimentato inizialmente dallo Stato e poi dalle famiglie e gestito dallo stesso INPS.
È un vero e proprio rovesciamento del principio costituzionale della previdenza: da fondo garanzia attraverso il lavoro e la solidarietà collettiva di una pensione pubblica dignitosa, a futuro previdenziale privato.
Siamo quindi al bivio: una pensione come diritto garantito dallo Stato, od un investimento finanziario da iniziare al più presto (anche perchè i giovani non avranno le pensioni dei padri).
Decisione non facile ma che va presa, con lungimiranza.
