Andamento economia: in settembre PIL +2,6% rispetto al 2021

ISTAT ha reso pubblici i conti economici del terzo trimestre del 2022. La stima completa dei conti economici trimestrali conferma i valori di crescita dell’economia italiana che è risultata dello 0,5% in termini congiunturali e del 2,6% in termini tendenziali. La crescita acquisita nel 2022 è pari al 3,9%.
Rispetto al trimestre precedente, tutti i principali aggregati della domanda interna sono risultati in espansione, con tassi di crescita dell’1,7% dei consumi finali nazionali e dello 0,8% degli investimenti, mentre la domanda estera netta ha contribuito negativamente alla crescita del Pil. Dal punto di vista settoriale, prosegue per il sesto trimestre consecutivo la crescita del valore aggiunto dei servizi, soprattutto per l’apporto dei settori del commercio, trasporto, alloggio e ristorazione, mentre diminuiscono agricoltura, industria in senso stretto e costruzioni. Risultano stazionarie le ore lavorate e in lieve calo le unità di lavoro, le posizioni e i redditi pro-capite.

PRODOTTO INTERNO LORDO I trimestre 2010 – III trimestre 2022, dati concatenati, destagionalizzati e corretti per gli effetti di calendario (anno di riferimento 2015), valori in miliardi di euro


Come sta andando negli altri paesi. Nel terzo trimestre, il Pil è cresciuto in termini congiunturali dello 0,6% negli Stati Uniti, dello 0,2% in Francia e dello 0,3% in Germania. In termini tendenziali, si è registrata una crescita dell’1,8% negli Stati Uniti, dell’1% in Francia e dell’1,1% in Germania. Nel complesso, il Pil dei paesi dell’area Euro è cresciuto dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e del 2,1% nel confronto con il terzo trimestre del 2021.
Tornando all’Italia ciò che va segnalato è Il tasso di occupazione registrato ad ottobre, 60.5%, è il più alto dall’inizio della serie storica Istat (2004). Siamo in presenza di piccoli spiragli di luce sul versante occupazionale riscontrabili anche dall’aumento, rispetto allo stesso mese dello scorso anno, di oltre 502 mila occupati dipendenti a tempo indeterminato, a fronte di una riduzione, seppur minima, di lavoro a termine. I dati mettono in evidenza un positivo ampliamento della distanza tra lavoro stabile e lavoro instabile, a tutto vantaggio del primo. Forse una sferzata verso ciò è stata anche determinata dall’attuazione delle misure del PNRR, ma anche la presa di coscienza che un mercato del lavoro più sano e più tutelato ripaga nel medio lungo periodo.

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