Aprile 24

La sostenibilità sbarca a Venezia: The Laboratory of The Future

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Biennale-Venezia……. è un binomio che nel 2023 non si ricollega solo al Mostra del Cinema, anche se in questo momento, alla sua 80esima edizione, essa è al centro dell’attenzione mediatica e non solo.. già dal 20 Maggio fino al 26 novembre, negli ormai consolidati spazi dei Giardini, dell’ Arsenale e di Forte Marghera, si sta svolgendo la 18. edizione della Mostra Internazionale di Architettura dal titolo “The Laboratory of The Future” a cura di Lesley Lokko (Ghana/Scozia, architetta, docente di architettura e scrittrice. Ha ottenuto il suo PhD in Architecture alla University of London e un BSc (Arch) and MArch alla Bartlett School of Architecture, UCL (University College London). Ha insegnato nel Regno Unito, negli Stati Uniti, in Europa, in Australia e in Africa. Attualmente è Visiting Professor alla Bartlett School of Architecture, UCL).

“Quando a dicembre 2021 su mia proposta il Consiglio di Amministrazione della Biennale di Venezia ha approvato la nomina di Lesley Lokko quale curatrice della 18. Mostra Internazionale di Architettura – ha spiegato il Presidente Roberto Cicutto – la principale ragione della scelta stava nel dare la parola a una voce che veniva dall’esterno del mondo nord-occidentale, e soprattutto a una persona che si occupasse di architettura più in sintonia con i tempi e in progressione rispetto all’impostazione data da Hashim Sarkis nella sua 17. Mostra “How will we live together?”

Ne avevamo parlato a maggio nello SPECIALE CINEMA, la Cultura può e deve essere il fattore fondante e trainante per un cambiamento globale in tema di sostenibilità e consapevolezza ambientale, al passo, però, con la digitalizzazione incalzante e l’inderogabile accesso al lavoro. In questo senso anche la Biennale di Venezia è impegnata in modo concreto nel cruciale obiettivo del contrasto al cambiamento climatico, promuovendo un modello più sostenibile per la progettazione, l’allestimento e lo svolgimento di tutte le sue attività. Nel 2022 ha ottenuto la certificazione di neutralità carbonica per tutte le proprie manifestazioni svolte durante l’anno, grazie a una accurata raccolta dati sulla causa delle emissioni di CO2 generate dalle manifestazioni stesse e all’adozione di misure conseguenti. L’intero processo di raggiungimento della neutralità carbonica, realizzatosi ai sensi dello standard internazionale PAS2060, è stato certificato dal RINA. Per tutte le manifestazioni, la componente più rilevante dell’impronta carbonica complessiva è collegata alla mobilità dei visitatori. In questo senso, La Biennale,  anche nel 2023, si è  impegnata in un’attività di sensibilizzazione e comunicazione verso il pubblico, a partire proprio dalla 18. Mostra Internazionale di Architettura, che è la prima grande Mostra di questa disciplina a sperimentare sul campo un percorso per il raggiungimento della neutralità carbonica, riflettendo inoltre essa stessa su come si può essere “un agente di cambiamento”.  

Lesley Lokko ha dichiarato che “una mostra di architettura è allo stesso tempo un momento e un processo. Prende in prestito struttura e formato dalle mostre d’arte, ma se ne distingue per aspetti critici che spesso passano inosservati. Oltre al desiderio di raccontare una storia, anche le questioni legate alla produzione, alle risorse e alla rappresentazione sono centrali nel modo in cui una mostra di architettura viene al mondo, eppure vengono riconosciute e discusse di rado. È stato chiaro fin dal principio che “The Laboratory of the Future” avrebbe adottato come suo gesto essenziale il concetto di “cambiamento”. Per la prima volta, i riflettori sono puntati sull’Africa e sulla sua diaspora, su quella cultura fluida e intrecciata di persone di origine africana che oggi abbraccia il mondo. Che cosa vogliamo dire? In che modo ciò che diremo cambierà qualcosa? E, aspetto forse più importante di tutti, quello che diremo noi come influenzerà e coinvolgerà ciò che dicono gli “altri”, rendendo la Mostra non tanto una storia unica, ma un insieme di racconti in grado di riflettere l’affascinante, splendido caleidoscopio di idee, contesti, aspirazioni e significati che ogni voce esprime in risposta ai problemi del proprio tempo? Spesso si definisce la cultura come il complesso delle storie che raccontiamo..nell’’ architettura, in particolare, la voce dominante è stata storicamente una voce singolare ed esclusiva, la cui portata e il cui potere hanno ignorato vaste fasce di umanità – dal punto di vista finanziario, creativo e concettuale – come se si ascoltasse e si parlasse in un’unica lingua. La “storia” dell’architettura è quindi incompleta. Non sbagliata, ma incompleta. Ecco perché le mostre sono importanti”. E ancora, riguardo a “The Laboratory of The Future”:

“Al cuore di ogni progetto c’è lo strumento principe e decisivo: l’immaginazione – ha spiegato Lesley Lokko. È impossibile costruire un mondo migliore se prima non lo si immagina. The Laboratory of the Future inizia nel Padiglione Centrale ai Giardini, dove sono stati riuniti 16 studi che rappresentano un distillato di force majeure (forza maggiore) della produzione architettonica africana e diasporica. Si sposta poi nel complesso dell’Arsenale, con la sezione Dangerous Liaisons (Relazioni Pericolose) – presente anche a Forte Marghera, a Mestre – affiancata a quella dei Progetti Speciali della Curatrice, che per la prima volta è una categoria vasta quanto le altre. In entrambi gli spazi sono presenti opere di giovani “practitioner” africani e diasporici, i Guests from the Future (Ospiti dal Futuro), il cui lavoro si confronta direttamentecon i due temi della Mostra, la decolonizzazione e la decarbonizzazione, fornendo un’istantanea delle pratiche e delle modalità future di vedere e di stare al mondo. (…) Abbiamo espressamente scelto di qualificare i partecipanti come “practitioner” – ha chiarito la Curatrice – e non come “architetti”, “urbanisti”, “designer”, “architetti del paesaggio”, “ingegneri” o “accademici”, perché riteniamo che le condizioni dense e complesse dell’Africa e di un mondo in rapida ibridazione richiedano una comprensione diversa e più ampia del termine “architetto”.

La Giuria della 18. Mostra Internazionale di Architettura 2023, deliberata dal Cda della Biennale di Venezia su proposta di Lesley Lokko e composta dall’architetto e curatore italiano Ippolito Pestellini Laparelli (presidente); dall’architetta e curatrice palestinese Nora Akawi; dalla direttrice dello Studio Museum di Harlem, la statunitense Thelma Golden; dal direttore di Cityscape Magazine, il zimbabwese Tau Tavengwa; dall’architetta e docente polacca Izabela Wieczorek, ha già proclamato lo scorso 20 maggio 2023 a Ca’ Giustinian, sede della Biennale di Venezia, i seguenti premi ufficiali:

Leone d’Oro per la migliore Partecipazione Nazionale al BRASILE  con TERRA [Earth]
per una mostra di ricerca e un intervento architettonico che centrano le filosofie e gli immaginari della popolazione indigena e nera verso modi di riparazione.

 Menzione speciale come Partecipazione Nazionale alla GRAN BRETAGNA
con Dancing before the Moon per la strategia curatoriale e le proposte progettuali che celebrano la potenza dei rituali quotidiani come forme di resistenza e come pratiche spaziali nelle comunità della diaspora.

Leone d’Oro per la migliore partecipazione alla 18. Mostra The Laboratory of the Future a DAAR di Alessandro Petti e Sandi Hilal (Stoccolma; Bethlehem)  per il loro impegno di lunga data teso a un profondo coinvolgimento politico con pratiche architettoniche e di apprendimento della decolonizzazione in Palestina e in Europa.

Leone d’Argento per un promettente giovane partecipante alla 18. Mostra The Laboratory of the Future a Olalekan Jeyifous  (Brooklyn, Usa, n. Ibadan, Nigeria, 1977))  per una installazione multimediale che esplora una pratica di costruzione del mondo capace di allargare le prospettive e l’immaginazione del pubblico, offrendo visioni di un futuro decolonizzato e decarbonizzato.

La Giuria ha inoltre deciso di assegnare tre menzioni speciali ai seguenti partecipanti:

Twenty Nine Studio / Sammy Baloji  (Bruxelles, Belgio -n. Lubumbashi, Repubblica Democratica del Congo, 1978) per un’installazione in tre parti che interroga il passato, il presente e il futuro della Repubblica Democratica del Congo, attraverso uno scavo di archivi architettonici coloniali.                                        

Wolff Architects  (Città del Capo, Repubblica del Sudafrica,  Ilze Wolff – n. Cape Town, Repubblica del Sudafrica,1980; Heinrich Wolff – n. Johannesburg, Repubblica del Sudafrica, 1970) per un’installazione che riflette una pratica progettuale collaborativa e multimodale, nonché un approccio articolato e immaginativo alle risorse, alla ricerca e alla rappresentazione.

Thandi Loewenson (Londra, Regno Unito –  n. Harare, Zimbabwe, 1989)
per una pratica di ricerca militante che materializza storie di spazi di lotte per la terra, estrazione e liberazione attraverso il mezzo della grafite e della scrittura speculativa come strumenti di progettazione.

E’ stato inoltre attribuito a Demas Nwoko, vartista, designer e architetto nigeriano, il Leone d’Oro alla carriera della 18. Mostra Internazionale di Architettura: il riconoscimento è stato proposto dalla curatrice della Biennale Architettura 2023, Lesley Lokko, e accolto dal Consiglio di Amministrazione della Biennale di Venezia


Il nostro vagare per la Biennale

La 18. Mostra Internazionale dell’ Architettura di Venezia sarà riuscita nel proprio intento di essere l’agente di cambiamento, sia in senso globale che strutturale, con proposte e progetti provenienti da tutto il mondo? Noi, intanto, vi proponiamo qualche esempio tra i padiglioni rappresentanti il nostro vecchio caro continente:

il Padiglione della Finlandia presenta la mostra Huussi – Imagining the future history of sanitation: Huussi è il nome della toilette compostante nota a molti finlandesi, che la usano nelle case di campagna e nelle abitazioni per le vacanze; insieme ad una riproduzione funzionante, si trovano informazioni approfondite sul riciclo dei nutrienti e la sfida urbana di sviluppare soluzioni igienico-sanitarie alternative;

il Padiglione del Belgio si concentra sull’esplorazione dei nuovi rapporti tra architettura e risorse naturali: con il progetto In Vivo si mette in discussione il nostro sistema di produzione estrattiva, individuando e sviluppando alternative costruttive che utilizzano materiali provenienti da organismi viventi;

il Padiglione dell’Irlanda si intitola  In Search of Hy-Brasil : il riferimento, in questo caso, è a tre piccole isole al largo della costa occidentale d’Irlanda, per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della gestione delle risorse da parte degli isolani e sul delicato equilibrio tra cultura e natura che si è istituito in questi luoghi; l’installazione si concentra sull’energia rinnovabile, sulla produzione alimentare etica e sulla biodiversità, raccontando le pratiche sostenibili messe in atto sulle isole;

il Padiglione del Portogallo partecipa con il progetto Fertile Futures, sollevando questioni inerenti alle risorse idriche di sette idrogeografie portoghesi, per pensare a un futuro fertile, sostenibile ed equo;

il Padiglione della Spagna con la mostra ‘Foodscapes – Mangiando, digeriamo territori’  si concentra sulla relazione tra cibo e architettura, analizzando alcuni eclatanti esempi di agro-architetture spagnole. Questo binomio fondante la storia delle civiltà umane, viene usato come medium per ragionare a scala globale sul rapporto tra risorse e spazio costruito;

January February March, questo il nome dell’installazione curata dalla Biennale di Architettura di Tbilisi, che fa riferimento ai mesi nei quali i bacini idrici del Paese sono colmi e invita a una riflessione sull’acqua, una risorsa di cui storicamente la Georgia è ricca, sulla sua trasformazione da bene comune in commodity privatizzata e sull’impatto che tale trasformazione ha sull’ambiente e sulle comunità.

Ai posteri, e a coloro ai quali sarà venuta la curiosità di visitare la mostra, l’ardua sentenza! Aspettiamo i vostri commenti, scriveteci a redazione@infoquadri.it


The  Laboratory of the Future: cosa è

The  Laboratory of the Future è  una mostra divisa in 6 parti; comprende 89 partecipanti, di cui oltre la metà provenienti dall’Africa o dalla diaspora africana. L’equilibrio di genere è paritario e l’età media dei partecipanti è di 43 anni, mentre scende a 37 nella sezione Progetti Speciali della Curatrice, in cui il più giovane ha 24 anni. Il 46% dei partecipanti considera la formazione come una vera e propria attività professionale e, per la prima volta in assoluto, quasi la metà dei partecipanti proviene da studi a conduzione individuale o composti da un massimo di cinque persone. In tutte le sezioni della Mostra, oltre il 70% delle opere esposte è stato progettato da studi gestiti da un singolo o da un team molto ristretto (…)”.

Il programma di The Laboratory of the Future, arricchito dal Carnival, un ciclo  di incontri, conferenze, tavole rotonde, film e performance durante i sei mesi di mostra, volti a esplorare i temi della Biennale Architettura 2023, e’ rappresentato da 64 partecipazioni nazionali, le quali hanno organizzato le proprie mostre nei Padiglioni ai Giardini (27), all’Arsenale (22) e nel centro storico di Venezia (14). Il Niger partecipa per la prima volta alla Biennale Architettura; Panama si presenta per la prima volta da solo, nel passato partecipava come I.I.L.A. (organizzazione internazionale italo-latino americana). Torna la partecipazione della Santa Sede alla Biennale Architettura, con un proprio Padiglione sull’Isola di San Giorgio Maggiore (aveva partecipato per la prima volta alla Biennale Architettura nel 2018). Il Padiglione Italia alle Tese delle Vergini in Arsenale, sostenuto e promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, è curato dal collettivo Fosbury Architecture, formato da Giacomo Ardesio, Alessandro Bonizzoni, Nicola Campri, Veronica Caprino, Claudia Mainardi; il titolo della mostra è “SPAZIALE: Ognuno appartiene a tutti gli altri”. La mostra al Padiglione Venezia sito ai Giardini di Sant’Elena è realizzata dal Comune di Venezia, curata dal Collettivo Venezia, e si intitola VENETIE MML, la grande veduta, il lavoro raccontato”. Sono 9 gli Eventi Collaterali ammessi dalla Curatrice e promossi da enti e istituzioni nazionali e internazionali senza fini di lucro, organizzati in numerose sedi della Città di Venezia e con un’ampia offerta di contributi e partecipazioni che arricchiscono il pluralismo di voci che caratterizza la Mostra. La Biennale di Venezia e il  Victoria and Albert Museum di Londra presentano per il settimo anno consecutivo il Progetto Speciale al Padiglione delle Arti Applicate (Arsenale, Sale d’Armi A) dal titolo “ Modernismo tropicale: Architettura e Potere in Africa occidentale”, a cura di Christopher Turner (V&A) insieme a Nana Biamah-Ofosu e BushraMohamed (AA). La mostra è realizzata in collaborazione con l’Architectural Association (AA) di Londra e la Kwame Nkrumah University of Science and Technology (KNUST) di Kumasi.

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