La longevità ha nuove regole: 100 anni per prosperare

Secondo il recente report del Stanford Center on Longevity, entro la metà di questo secolo, vivere fino all’età di 100 anni diventerà la norma. Una previsione che testimonia una grande conquista dell’umanità: la crescita dell’aspettativa di vita media, addirittura raddoppiata tra il 1900 e il 2000. 

In tema di longevità, infatti, l’ultimo secolo della nostra storia ha registrato un balzo in avanti superiore alla somma di tutti i millenni precedenti messi insieme. Il merito va ai progressi nell’igiene e nella medicina, all’istruzione pubblica e all’aumento del tenore di vita. Il risultato è che non solo viviamo di più, ma buona parte di questa vita extra la passiamo in buona salute. 

Nell’ottica di ottenere il massimo dagli anni a nostra disposizione, lo Stanford Center on Longevity ha lanciato l’iniziativa chiamata The New Map of Life, un piano per migliorare la qualità delle vite secolari che ci aspettano. L’obiettivo ultimo è far sperimentare alle persone non solo più anni di buona salute, ma anche un senso di appartenenza, scopo e valore a tutte le età.

Come far prosperare i futuri centenari, dunque? La soluzione proposta ruota attorno a una parola: flessibilità. Vite più lunghe richiederanno opzioni aggiuntive di guadagno e finanziamento, nuovi modelli di assistenza sanitaria, tecnologie per estendere l’indipendenza funzionale degli individui e percorsi per la connessione intergenerazionale. Carriere più lunghe richiederanno una revisione del sistema educativo, con maggiore attenzione al lifelong learning e alla formazione degli adulti.

Prevedere opzioni più flessibili, a partire dall’apprendimento, permetterà a più persone di sviluppare il proprio potenziale, rimanendo produttive e impegnate per tutta la loro lunga vita. 

Nel corso di 100 anni di vita, possiamo aspettarci di lavorare 60 anni o più. Ma per essere sostenibili, persino piacevoli, questi decenni sul posto di lavoro devono offrire anch’essi maggiore flessibilità. Tirocini di mezza età, anni sabbatici e tempo libero, queste alcune delle soluzioni individuate dal Stanford Center on Longevity.

Recita il report: “Al posto del tradizionale ciclo della vita costituito da tre fasi distinte: istruzione, lavoro e pensione – ciascuno profondamente influenzato dal posto socioeconomico occupato – immaginiamo percorsi più flessibili e meno sequenziali attraverso tutti i ruoli, le opportunità e gli obblighi che la vita comporta”.

Una vita che, dilatandosi, ci pone davanti all’ovvio: un cambiamento demografico senza precedenti nella storia umana. Una longevità a cui non siamo preparati, che ci impone di mettere in atto nuove strategie e politiche. Queste scelte decideranno come le future generazioni sfrutteranno gli anni in più a loro disposizione. La domanda è una: le azioni di oggi saranno all’altezza dei bisogni secolari di domani?