Acciaio: la lunga strada della crisi

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Il comparto della produzione di acciaio in Italia sta vivendo una fase di ripresa produttiva, ma con forti elementi di fragilità strutturale. Il settore resta strategico per il sistema manifatturiero nazionale, ma deve affrontare contemporaneamente crisi industriali, transizione energetica e pressione competitiva internazionale.

L’Italia rimane il secondo produttore europeo di acciaio dopo la Germania. Nel 2025 la produzione nazionale ha raggiunto circa 20,7 milioni di tonnellate, con una crescita del 3,6% rispetto al 2024. Il recupero, tuttavia, non ha ancora riportato il settore ai livelli precedenti alla crisi energetica e al rallentamento della domanda europea.

Nei primi mesi del 2026 il miglioramento è proseguito e ad aprile la produzione ha raggiunto 1,9 milioni di tonnellate, con un incremento del 7,2% rispetto ad aprile 2025. Nel periodo gennaio-aprile 2026 il comparto ha prodotto circa 7,6 milioni di tonnellate, in crescita del 2,9%.

La siderurgia italiana non è in declino irreversibile, ma attraversa una fase di profonda trasformazione. I dati produttivi mostrano segnali positivi, tuttavia la crescita resta fragile perché il settore deve contemporaneamente risolvere tre grandi questioni: competitività energetica, rilancio degli impianti strategici e transizione ambientale.

Fim, Fiom e Uilm hanno inviato alla Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, una richiesta urgente di convocazione del Tavolo sull’ex Ilva presso Palazzo Chigi. I Segretari generali Ferdinando Uliano, Michele De Palma e Davide Sperti denunciano il grave ritardo accumulato rispetto agli impegni assunti dal Governo nell’incontro del 5 marzo scorso, quando era stata assicurata alle Organizzazioni sindacali una nuova convocazione entro il mese di marzo, una volta conclusa la verifica sulla solidità finanziaria del Fondo Flacks.
A oggi, nonostante i ripetuti solleciti sindacali e le numerose notizie di stampa sulla vertenza, non è arrivata alcuna convocazione né si è aperto alcun momento di confronto.

Nel frattempo la situazione dell’ex Ilva continua a peggiorare. Migliaia di lavoratrici e lavoratori diretti, di Ilva in Amministrazione Straordinaria e del sistema degli appalti vivono una condizione di profonda incertezza e insicurezza, mentre restano irrisolti i nodi sul futuro industriale, produttivo e occupazionale del gruppo.

Uno sciopero di otto ore si è svolto invece nello stabilimento Cogne Acciai Speciali, con presidio davanti
al cancello della direzione. Per una intera giornata sono rimasti fermi gli impianti più importanti: Acciaieria, Colata continua, Treno vergella/barre e Decapaggio. Le motivazioni che hanno portato alla mobilitazione sono principalmente due.
La prima riguarda il clima che si è creato all’interno della Cogne, segnato da contestazioni disciplinari frequenti, alcune delle quali sfociate in licenziamenti. Dialogo, concertazione, collaborazione e trattativa sembrano essere state sostituite da decisioni unilaterali, tolleranza zero sugli errori lavorativi e controllo costante su tempi e modi di produrre. La seconda riguarda la disdetta unilaterale dell’integrativo aziendale.

Un altro fronte di preoccupazione per la produzione di acciaio in Italia
La capacità per il nostro paese di mantenere una produzione nazionale di acciaio sarà un elemento decisivo per la tenuta dell’intero sistema manifatturiero perchè senza una siderurgia forte, molte filiere industriali a valle rischiano di perdere competitività.