Fondi pensione: è allarme rendimenti, crollo fino al 12,4%

Nei primi 9 mesi dell’anno i fondi negoziali hanno “accusato”, al netto dei costi di gestione e della fiscalità, un risultato negativo del 10,6% e quelli aperti del 12,2%. In discesa anche il rendimento dei Piani individuali pensionistici (Pip) di ramo III (-12,4%). A mostrare un segno positivo sono state soltanto le gestioni separate di ramo I, che contabilizzano le attività a costo storico e non a valori di mercato e i cui rendimenti dipendono in larga parte dalle cedole incassate sui titoli detenuti, con un +0,8 per cento. A scriverlo anche con ampio risalto è Il Sole 24 Ore che cita un rapporto COvip.

Gli iscritti salgono a quota 9,1 milioni e le «posizioni in essere» fanno registrare una crescita del 4,1% rispetto alla fine del 2021, ma crollano i rendimenti. L’ultimo monitoraggio della Commissione di vigilanza sui fondi pensione (Covip) evidenzia come nel periodo gennaio-settembre di quest’anno le fibrillazioni dei mercati azionari e obbligazionari e il rialzo dei tassi d’interesse abbiano reso ancora più in salita la strada della previdenza integrativa.

Al fine di contribuire all’accrescimento dell’informazione e della trasparenza del sistema della previdenza complementare, Covip ha pubblicato in dettaglio i rendimenti dei fondi pensione negoziali, dei fondi pensione aperti e dei piani individuali pensionistici attuati mediante contratti di assicurazione sulla vita (PIP).

I dati sono ordinati secondo il numero di iscrizione all’albo della COVIP, per quanto riguarda i fondi pensione negoziali, e alfabeticamente, secondo la denominazione della società che li gestisce, per quanto riguarda i fondi pensione aperti e i PIP. Il rendimento viene indicato per per ciascun comparto, prendendo a riferimento differenti periodi temporali (1, 3, 5,10 e 20 anni).

I rendimenti riportati sono al netto degli oneri che gravano sul patrimonio del comparto: si tratta, in particolare, della commissione di gestione finanziaria e di altri costi, compresi – per i fondi pensione negoziali e i fondi pensione aperti – gli oneri fiscali sui rendimenti.

Per i fondi pensione aperti e i PIP viene pubblicato il rendimento al netto della commissione finanziaria applicata ordinariamente e non di quella, più bassa, che alcune forme prevedono per le adesioni di lavoratori dipendenti su base collettiva o in caso di convenzioni con associazioni di lavoratori autonomi o liberi professionisti. Per le collettività interessate da dette agevolazioni i rendimenti sono pertanto più alti di quelli ordinari e sono resi noti in apposite “Schede collettività”, consegnate al momento dell’adesione.

I rendimenti pubblicati nell’elenco non considerano gli oneri che gravano direttamente sull’aderente (ad esempio, se previste, le commissioni di iscrizione, le commissioni in cifra fissa o in percentuale sui versamenti applicate ogni anno, ecc.). Essi non coincidono quindi con il rendimento effettivamente conseguito dal singolo aderente, che è al netto anche di questi ultimi costi.

I costi complessivi, compresi quelli che gravano direttamente sull’aderente, sono considerati – secondo ipotesi standard – nell’“indicatore sintetico dei costi (ISC)”.

Alcuni esempi: FONDO PENSIONE QUADRI E CAPI FIAT comparto Stabilità ha ottenuto nel 2021 un rendimento pari al 0,24%, Reddito del 5,62 e crescita del 9,7. FONDO PENSIONE FON.TE. sempre per il 2021 Conservativo -0,50%, Sviluppo 5,40, Crescita 6,86, Dinamico 11,54.

Ecco il link alle schede per i Fondi aperti, i Fondi chiusi e per i PIP

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