Addio 2023: da Nord a Sud, le principali crisi aziendali nei vari settori

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L’anno che si è chiuso è stato l’anno che certifica l’incertezza sulle prospettive economiche e per il lavoro. Un lavoratore su tre (il 34%) non si sente sicuro del proprio posto di lavoro: teme infatti che una nuova crisi economica e il rallentamento dell’economia possano portare la propria azienda a licenziamenti.
Non c’è settore che si salvi. Il trasporto aereo sarà investito da 2.700 licenziamenti di Alitalia, l’automotive continuerà la sua crisi senza fine con le difficoltà della Denso e della Lear, la logistica farà a meno della Modes e dell’International Trading e Service, l’alimentare vedrà dimezzarsi il personale dello storico stabilimento Fiorucci, solo per citare i più noti casi tra i 59 che sono attenzionati dal Ministero del Made in Italy.
Partiamo dal settore SERVIZI e COMMERCIO dove alta è la preoccupazione per i lavoratori della International Trading & Service, azienda di logistica del settore automotive che opera nell’area industriale di San Nicola di Melfi (Potenza). “La società – spiega la Filt Cgil – ha comunicato di aver utilizzato tutti gli ammortizzatori sociali disponibili nel quinquennio mobile e che l’ultimo periodo avrà conclusione il 21 gennaio 2024, mettendo di fatto a rischio l’intera occupazione”.
Il 23 novembre la Modes, azienda che opera nel settore dell’abbigliamento di lusso, ha annunciato la chiusura del centro logistico nella zona industriale di Trapani, con il conseguente licenziamento di 55 dipendenti. A motivare la decisione, la congiuntura economica e la crescente competitività, che comporteranno l’esternalizzazione delle attività. I lavoratori ora sono in esubero e senza neanche la possibilità di ricorrere agli ammortizzatori sociali.
Incerto è il destino dei lavoratori del negozio Scarpe&Scarpe di Palermo, situato nel centro commerciale Forum di Brancaccio, la cui procedura di licenziamento è stata aperta il 30 ottobre. L’azienda non è riuscita a ottenere la proroga del contratto di affitto dalla proprietà del Forum, la Multi Veste Italy 4, che è scaduto definitivamente il 31 dicembre. I sindacati del commercio si appellano al Comune per un intervento in extremis di salvaguardia dell’occupazione.
TRASPORTI
La vicenda Alitalia preoccupa per l’annunciato licenziamento di 2.723 lavoratori (di cui 2.668 provenienti dalla divisione principale e 55 dalla divisione CityLiner), attualmente in cassa integrazione straordinaria a zero ore fino al 31 ottobre 2024. L’8 dicembre sindacati e compagnia aerea hanno firmato l’accordo sugli esodi volontari: “Interessati – spiega la Filt Cgil – sono soprattutto coloro che maturano i requisiti pensionistici nei prossimi due anni ma anche coloro che, pur non raggiungendo tali requisiti, sempre volontariamente, vorranno essere collocati in Naspi, integrata all’80% dal Fondo straordinario di settore”.
CHIMICA INDUSTRIALE
Continua la crisi della Saxa Grestone che ha ottenuto per i suoi lavoratori altri nove mesi di cassa integrazione straordinaria per crisi aziendale. L’azienda di Roccasecca (Frosinone) è specializzata nella produzione di sanpietrini green, nata su un piano di riconversione della Ideal Standard, sta attraversando un periodo di difficoltà, dovuto all’impennata dei prezzi di gas e materie prime che mette a rischio gli impegni e gli investimenti previsti nel piano. I sindacati sono vigili e richiedono il rispetto degli impegni assunti.
La multinazionale austriaca Mayr-Melnhof ha annunciato la chiusura dell’ex Farmografica di Cervia (Ravenna), stabilimento di confezioni farmaceutiche, con il conseguente licenziamento dei 92 dipendenti. Da sei mesi l’attività produttiva è ferma per via dei catastrofici eventi alluvionali che lo scorso maggio si sono abbattuti sulla Romagna. Per Slc Cgil e Uilcom Uil l’azienda “sfrutta la tragedia per disinvestire in Italia e delocalizzare la produzione dove ritiene di poter trarre maggior profitto”.
ALIMENTARE
La storica azienda alimentare Cesare Fiorucci, specializzata nel mercato dei salumi, da agosto di proprietà del fondo tedesco Navigator e dell’irlandese White Park Capital ha aperto il 27 novembre la procedura di licenziamento collettivo per 212 lavoratori (il 54% del personale). Flai Cgil è interventua con una dichiarazione: “Si mettono in atto chiusure di interi reparti, esternalizzazioni e terzializzazioni, riduzione dei costi attraverso la pratica di sostituzione dei rapporti di lavoro garantito con forme flessibili e precarie, diminuzione dei diritti, economici e normativi, sacrificati in nome del profitto”.
INFORMATICA
Per i dipendenti dell’azienda informatica Softlab di Caserta sarà prorogata la cassa integrazione per i 230 lavoratori dell’azienda informatica. I lavoratori Softlab sono tutti ex dipendenti della multinazionale Jabil di Marcianise, fuoriusciti da quest’ultima negli anni scorsi in seguito a una crisi produttiva e assunti in Softlab sulla base di incentivi pagati da Jabil e di processi di reindustrializzazione voluti dalle istituzioni governative e regionali ma mai decollati. Una situazione che sta davvero incancrenendosi nel silenzio quasi totale dei media.
E chiudiamo questo articolo con il settore MEDIA e EDITORIA dove sono importanti le vicende che coinvolgono i giornalisti dell’agenzia di stampa Dire a seguito della decisione dell’azienda di procedere a 15 licenziamenti, nonostante quasi due anni di pesanti decurtazioni degli stipendi dovuti al ricorso agli ammortizzatori sociali. “All’agenzia – afferma la Federazione nazionale della stampa – dal 2024 arriveranno oltre 2 milioni di euro l’anno per un triennio, grazie al decreto per i servizi d’informazione da parte della pubblica amministrazione. Un’importante iniezione di risorse che però non è servita a scongiurare i licenziamenti”.
Anche i lavoratori del Goethe Institut Italia non sono esclusi dal vento di crisi del settore e sono coinvolti dalla procedura di licenziamento collettivo di 26 dipendenti, avviata in ottobre, delle sedi di Genova e Torino (che saranno chiuse entro il 31 gennaio) e di Napoli. Nell’incontro del 19 dicembre la Slc Cgil ha “proposto all’Istituto uno schema alternativo e meno traumatico per realizzare sia la riduzione dei costi di personale sia la soppressione delle sedi: nonostante questo, la direzione dell’ente tedesco ha comunque confermato la propria indisponibilità a prendere in considerazione misure alternative al licenziamento”.

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