Oltre l’Etica: la parità di genere come leva di business

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La parità di genere non è più soltanto un valore etico, ma si afferma come un vero motore di innovazione e competitività. Inserita tra i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite (SDG 5), rappresenta uno degli assi portanti della Missione 5 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) italiano. Per dare concreta attuazione a questi principi, l’Italia ha adottato la Prassi UNI/PdR 125:2022, il primo standard nazionale dedicato alla gestione della parità di genere che aiuta le imprese a promuovere e misurare l’equità attraverso indicatori su: leadership, retribuzione, rappresentanza e conciliazione vita-lavoro.

LE NORME CHE CONTANO

Il Codice delle Pari Opportunità tra uomo e donna è un decreto legislativo italiano (n. 198\2006) che raccoglie e coordina le norme volte a garantire l’uguaglianza di genere in diversi ambiti della vita sociale, economica e politica.

La Legge n. 162/2021 ha introdotto significative innovazioni nel Codice delle pari opportunità, rafforzando il principio della parità salariale tra uomini e donne e promuovendo una maggiore trasparenza nei processi aziendali.

  • L’art. 3 ha modificato l’art. 46 D.Lgs.  n. 198\2006 ed ha esteso l’obbligo di redigere il rapporto biennale sulla parità di genere alle aziende, pubbliche e private, con più di 50 dipendenti (prima il limite era superiore a 100). Per le imprese con meno di 50 dipendenti, la redazione è facoltativa. Il rapporto deve essere inviato telematicamente al Ministero del Lavoro. In caso di mancata trasmissione entro i termini stabiliti, si attiva una procedura sanzionatoria che prevede, in prima istanza, un invito formale alla regolarizzazione da parte dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro. L’eventuale inosservanza di tale invito comporta l’applicazione di sanzioni economiche.
  • L’Art. 4 ha introdotto, dal 1° gennaio 2022, la certificazione della parità di genere, con l’obiettivo di verificare e attestare l’impegno concreto delle aziende nel ridurre il divario di genere. La certificazione valuta ambiti chiave come: pari opportunità di carriera, equità salariale, inclusione nelle politiche aziendali e tutela della maternità.
  • L’Art. 5 ha introdotto diversi elementi di Premialità alle organizzazioni che si certificano.

Legge n. 4/2021 Ratifica della Convenzione ILO n. 190 sull’eliminazione della violenza e delle molestie nel mondo del lavoro.

Il Decreto del Ministro per le Pari Opportunità e la Famiglia del 29 aprile 2022 (decreto Bonetti) ha definito le regole per ottenere la certificazione della parità di genere per le imprese, in linea con i contenuti della UNI/PdR125:2022.

  • L’ Art. 1 stabilisce che, per ottenere la certificazione della parità di genere, le imprese debbano rispettare i parametri minimi previsti dalla Prassi di riferimento UNI/PdR125:2022. Quest’ultima definisce una serie di indicatori chiave di prestazione (KPI), suddivisi in specifiche aree di valutazione, ciascuna con un peso percentuale distinto nella determinazione del punteggio complessivo: cultura e strategia (15%), governance (15%), processi HR (10%), opportunità di crescita e inclusione femminile (20%), equità retributiva (20%) e tutela della genitorialità (20%).
  • L’Art. 2 dispone che la certificazione della parità di genere può essere rilasciata alle imprese esclusivamente da organismi accreditati, in conformità al Regolamento (CE) n. 765/2008 e alla norma UNI CEI EN ISO/IEC 17021-1, che stabiliscono i requisiti per gli enti che operano attività di certificazione dei sistemi di gestione.
  • L’Art. 3 prevede l’obbligo, per le aziende, di trasmettere annualmente un’informativa sullo stato della parità di genere, redatta anche in base agli esiti degli audit interni. Tale documento è finalizzato a consentire l’attività di controllo da parte delle rappresentanze sindacali e delle consigliere o dei consiglieri di parità. Eventuali criticità rilevate devono essere sanate dall’impresa entro un termine massimo di 120 giorni.

Tra i riferimenti normativi inclusi nella UNI/PdR 125:2022 figura lo standard UNI ISO 30415:2021 (Human Resources Management – Diversity and Inclusion), sviluppata per promuovere ambienti di lavoro inclusivi, valorizzando le diversità culturali, etniche, religiose, generazionali, di genere, abilità psicofisiche e orientamento sessuale. Le due norme si configurano come strumenti complementari: la UNI ISO 30415:2021 è una linea guida internazionale a carattere volontario, volta a diffondere una cultura aziendale fondata sui principi di Diversità, Equità e Inclusione (DE&I), senza finalità certificativa. La UNI/PdR 125:2022, invece, rappresenta una prassi normativa italiana con valenza certificativa, che consente di misurare, attraverso indicatori oggettivi, il livello di attuazione delle politiche di parità di genere. In sintesi, la norma internazionale fornisce il quadro valoriale di riferimento, mentre la UNI/PdR 125:2022 ne costituisce l’applicazione operativa in chiave gestionale e certificabile.

ITER DI CERTIFICAZIONE UNI/PDR 125:2022

Tutte le organizzazioni, pubbliche o private, indipendentemente dal settore di appartenenza o dalla dimensione, possono accedere alla certificazione per la parità di genere. Il processo si sviluppa in più fasi. Il primo step è l’Audit Preliminare, che serve a valutare la conformità dell’organizzazione ai requisiti della norma. Segue l’Audit di Certificazione, una verifica approfondita del sistema di gestione e dei KPI, al termine della quale, in caso di esito positivo, è rilasciata la certificazione. Dopo 12 e 24 mesi sono previsti Audit di Sorveglianza, finalizzati a monitorare nel tempo l’efficacia e il mantenimento del sistema adottato. Infine, al termine del triennio, l’organizzazione deve sottoporsi all’Audit di Rinnovo per confermare la validità della certificazione per ulteriori tre anni.

CERTIFICAZIONE UNI/PDR 125: VANTAGGI E COSTI

La certificazione UNI/PdR 125:2022 attesta il concreto impegno delle imprese nella promozione della parità di genere, attraverso la valutazione di un ente terzo indipendente. Per una impresa di medie dimensioni, il costo complessivo per il ciclo triennale può variare indicativamente tra i 5.000 e i 15.000 euro, a seconda della complessità organizzativa. Tra i principali vantaggi si segnalano il rafforzamento della reputazione aziendale, l’accesso a incentivi fiscali dedicati e l’attribuzione di punteggi premiali nelle gare pubbliche. Sebbene la certificazione comporti un investimento economico, questo è spesso compensato da contributi pubblici a fondo perduto, che favoriscono in particolare le piccole e medie imprese nel sostenere i costi senza incidere in modo significativo sul bilancio.