Insegnanti:  professionisti in cerca del giusto riconoscimento

insegnante aula

Da almeno un ventennio si riapre periodicamente il dibattito sulla necessità della valutazione degli insegnanti collegato ad una possibilità di carriera. L’assunto di per sé avrebbe una logica in quanto il concorso iniziale, quando ci sia stato, perché molti insegnanti sono stati assunti da graduatorie, non può essere considerato una garanzia efficace per una carriera che dura normalmente per ben quarant’anni.

Nel corso degli anni sono state avanzate molte proposte quali : la partecipazione all’aggiornamento, svolgimento di altri incarichi, valutazione di alunni e genitori, valutazione del dirigente scolastico. Nessuna di queste proposte è mai riuscita ad ottenere un consenso tale da consentirle di diventare strutturale nell’organizzazione scolastica italiana.

Il problema fondamentale è che il buon insegnante che serve alla scuola è colui che conosce bene ciò che deve insegnare e nello stesso tempo ha una buona capacità per trasmetterlo agli alunni. La logica conseguenza è che per valutare la bontà di un docente sarebbero necessarie di persone competenti che, nell’ordinamento del nostro sistema d’istruzione sono inesistenti.

Lo stesso dirigente scolastico italiano è una figura completamente diversa da quella che esiste nel resto del mondo. Solo in Italia un ingegnere può essere chiamato a dirigere una scuola primaria, nella quale non ha mai messo piede, se non da scolaro, o una docente proveniente dalla primaria può dirigere un ITIS. Quindi difficile che possa valutare la competenza dei propri docenti. In altri paesi europei, ad esempio la Francia, esiste un corpo ispettivo che valuta il lavoro degli insegnanti, i quali periodicamente possono partecipare a concorsi per passare ad un livello superiore.

In Italia esisteva qualcosa di simile, completamente cancellato nel 1974, con l’abolizione del corpo degli ispettori didattici. La ricostruzione di qualcosa di simile richiederebbe ora una spesa elevata ed un lungo lasso di tempo, oltre ad un probabile scontro con i sindacati.

Difficile che un politico affronti simili difficoltà.

In ogni caso, le trasformazioni istituzionali ormai richiedono nell’ambito della scuola l’individuazione di specifiche responsabilità e figure professionali. E’ recente la richiesta di alcune organizzazioni sindacali rappresentanti dei Direttori Amministrativi (DSGA) di essere parificati ai Dirigenti Scolastici. Viene da chiedersi se si tratti di una semplice e lecita istanza di natura corporativa di evoluzione verso l’alto oppure se la richiesta sia originata da un nuovo contesto normativo nell’ambito della pubblica amministrazione.

Nell’ultima ipotesi, ci dovremmo chiedere se prospettive di carriera e progressione anche economica dovrebbero interessare anche la categoria degli insegnanti destinataria per ora ad un appiattimento sia in termini di inquadramento generale che di progressione all’interno della categoria. Di recente nell’ambito del pubblico impiego, hanno trovato luogo numerose normative volte ad instaurare forme di premialità e di sviluppo di carriera in funzione del merito. E’ stato il DL 80/2021 ad imporre alla contrattazione collettiva l’inserimento di una quarta area di inquadramento destinata alle Elevate Professionalità, riconoscendo in sostanza un surrogato della categoria dei quadri nell’ambito delle pubbliche amministrazioni. E’ in fase di avanzata approvazione il decreto Zangrillo che apre definitivamente alle ipotesi di carriera diretta da un’area professionale all’altra ed in misura parziale dalle aree apicali verso la dirigenza per il tramite di valutazioni professionali comparative.

Ci si chiede a questo punto, se la specifica normativa che disciplina la scuola possa impedire l’applicazione di queste innovative disposizioni al proprio comparto. Nulla quindi impedisce in tale ambito, ma forse anzi impone di meglio definire gli inquadramenti professionali del personale amministrativo ma anche di quello docente. L’emergere in quest’ultimo di rilevanti mansioni di vice preside e di assistente dello stesso nonché di ulteriori specializzazioni non riconosciute dalla contrattazione, imporrebbero quindi almeno una graduazione di mansioni e naturalmente di retribuzione in quest’ambito, che facilmente potrebbe essere realizzata attraverso la contrattazione collettiva.

In una notevole parte dei paesi europei un tanto risulta già realizzato. Non va dimenticato come la figura dell’insegnante stia acquisendo sempre più importanza, laddove l’Europa affronta sfide educative ed economiche. Diversi sono nei singoli paesi della Comunità le strade per divenire insegnanti. In gran parte dei paesi, il percorso inizia con la formazione iniziale, nei rimanenti paesi tra cui il nostro, sono aggiunti dei passaggi formativi successivi e percorsi di prova. La gran parte dei sistemi d’istruzione europei ha istituito un sistema di reclutamento aperto e decentralizzato dove è la scuola che seleziona e nomina i propri insegnanti.

Nei rimanenti paesi, come nel caso del nostro, invece l’assunzione avviene al termine di procedure concorsuali di reclutamento con criteri predefiniti. Le modalità di assunzione influiscono almeno in parte sulla effettiva valutazione dell’apporto professionale dell’insegnante. Nel caso nostro un pesante e cervellotico sistema concorsuale finisce per cancellare la persona del docente e le sue reali qualità e quindi impedisce anche per il seguito un’attenta valutazione del merito. In base all’ultimo rapporto “Teaching Careers in Europe: Access, Progression and Support del 2018 , risultano a livello europeo due tipologie di strutture di carriera nell’insegnamento: piatta (livello singolo) e gerarchica (multilivello). La metà dei sistemi educativi organizza gerarchicamente le strutture di carriera in livelli formali ascendenti, in funzione di una maggiore complessità di compiti e responsabilità. Viene anche evidenziato nell’indagine come un sistema di questo tipo presuppone una attenta pianificazione delle assunzioni e delle attribuzioni di compiti.

In tutti i paesi europei, è inoltre fortemente incoraggiato lo sviluppo professionale. Nella gran parte degli ordinamenti, come anche nel nostro, la formazione continua è considerata un dovere professionale e gode di incentivi a livello professionale e retributivo. La maggior parte dei paesi possiede una normativa sulla valutazione degli insegnanti.

Quanto sommariamente esposto consiglierebbe in aderenza ai processi che si vanno faticosamente sviluppando nell’abito del pubblico impiego, l’estensione dei criteri di meritocrazia e valutazione della performance anche nell’ambito della carriera degli insegnanti, evitando quindi che pur importanti e meritevoli fasce di lavoratori della scuola (DSGA – Dirigenti)  acquisiscano titoli e compensi superiori ad una categoria primaria espressione della vita scolastica anche al fine  evitare una totale demotivazione e disimpegno della categoria.

La parola quindi alla contrattazione collettiva.

Fabio Petracci

Avvocato giuslavorista e Vicepresidente di CIU UNIONQUADRI