Il Made in Italy si fa digitale: Federitaly lancia un piano da due milioni di euro
L’economia italiana si trova oggi a un bivio cruciale, stretto tra il prestigio incommensurabile del marchio nazionale e le insidie di un mercato globale sempre più aggressivo, segnato da nuove barriere digitali e accordi internazionali complessi come il recente UE-Mercosur. In questo scenario di profonda mutazione, la presentazione ufficiale del Bando Nazionale Federitaly 2026, avvenuta presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati su iniziativa dell’Onorevole Andrea Volpi, rappresenta non solo una boccata d’ossigeno finanziaria, ma una vera e propria rivoluzione metodologica per il comparto delle micro, piccole e medie imprese. Il piano mette in campo un investimento di due milioni di euro, interamente promosso in autonomia dalla Federazione, con l’obiettivo di sostenere concretamente le aziende nei processi di certificazione, sostenibilità e competitività. Il cuore dell’operazione è l’assegnazione di 2.000 voucher del valore di 1.000 euro ciascuno, destinati a coprire i costi di accesso ai sistemi di certificazione “Made in Italy” e “100% Made in Italy”.
La modalità di erogazione, come chiarito dal Segretario Nazionale Lamberto Scorzino, rompe con la tradizione burocratica dei “click day” per adottare un approccio a sportello, dove una Commissione di Valutazione interna garantirà trasparenza e uniformità, concedendo premialità specifiche alle realtà più piccole, spesso prive delle risorse necessarie per affrontare da sole i costi del processo di internazionalizzazione. Il vero elemento di rottura, che proietta il bando verso il futuro, è l’integrazione tecnologica senza precedenti realizzata attraverso la partnership con i giganti del tech DFinity e Origyn. Tutte le certificazioni rilasciate saranno infatti notarizzate sulla blockchain ICP (Internet Computer Protocol), un processo che garantisce l’immutabilità e la verificabilità totale dei dati d’origine.
Questa innovazione trasforma il concetto di etichetta in un vero e proprio “scudo digitale”: per un consumatore o un distributore internazionale, la verifica della filiera diventa istantanea e a prova di contraffazione, superando i limiti dei controlli analogici. Il Presidente e Fondatore di Federitaly, Carlo Verdone, ha sottolineato con forza come la protezione del marchio italiano non possa più limitarsi a dichiarazioni di principio, ma richieda strumenti rigorosi e metodo scientifico per offrire alle imprese la credibilità necessaria a distinguersi. Ma il progetto non si ferma alla sola tutela del marchio. Esso guarda alla resilienza aziendale nel lungo periodo attraverso due pilastri strategici: l’assessment ESG, che fornisce un rating di sostenibilità anche alle aziende che ne sono sprovviste — requisito ormai fondamentale per l’accesso al credito bancario — e l’accompagnamento all’export, tramite percorsi strutturati e piani personalizzati. Durante l’evento, moderato da Mario Orabona del Comitato Scientifico, l’Onorevole Andrea Volpi ha ribadito il pieno allineamento istituzionale con le attività di Federitaly, evidenziando la necessità di non lasciare le imprese isolate nel loro percorso di crescita. Sulla stessa linea Fabio Pistella, che ha definito l’iniziativa un modello integrato di sistema, e le figure di spicco di Nicola Caputo e Antonio M. Rinaldi, i quali hanno concordato sul fatto che una certificazione tecnologicamente verificabile sia l’unica barriera efficace contro la concorrenza sleale.
In un’epoca in cui la qualità deve essere dimostrata oltre ogni ragionevole dubbio, l’organizzazione Federitaly propone una sintesi perfetta tra l’eccellenza manifatturiera e l’avanguardia informatica, tracciando la rotta per il futuro dell’impresa italiana nel mondo.
